Scuola catechesi e teologia in una luce nuova

di Don Massimo Lapponi

Un recente articolo, che ritenevo molto utile per impostare alcuni temi importanti, sembra che abbia avuto la sfortuna di apparire in coincidenza con il Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona, e che perciò, data l’importanza di quell’evento e l’interesse da esso suscitato nei media, abbia riscosso poca attenzione.
C’è stata, però, l’eccezione di riflessioni molto interessanti fatte da un’amica che vive nel mondo della scuola, le quali, insieme a successive letture, mi hanno suggerito di apportare qualche piccola correzione al testo dell’articolo, a cominciare dal titolo. La sua nuova versione, quasi identica alla precedente, si può leggere tramite il seguente link:

https://massimolapponi.wordpress.com/vita-consacrata-scuola-e-catechesi-di-fronte-al-problema-giovanile/

Ma penso che valga la pena di ritornare sui temi trattati e di sviluppare ulteriormente l’argomento.
Una fatto che mi ha felicemente sorpreso è che, almeno nella scuola in cui lavora la mia amica docente di lettere, i corsi di aggiornamento per gli insegnanti si prefiggono di rinnovare il modello scolastico nel senso di una maggiore valenza educativa. Si è parlato addirittura di “ridare un’anima alla scuola”. Grazie a questa felice impostazione, la nostra amica ha fiducia che i buoni insegnamenti, che ora sembrano fortemente minoritari, daranno a suo tempo il loro frutto sostanzioso.
Merita anche di essere presa in seria considerazione l’esperienza del francescano Peter Tabichi, sul quale si può leggere il seguente articolo:

Le « meilleur prof du monde » est un franciscain !

In una poverissima regione del Kenia, in cui è molto diffuso l’abbandono scolastico, specialmente da parte femminile, con gravi problemi di gravidanze e matrimoni troppo precoci, di lontananza dei centri scolastici dalle famiglie e di scarsità di personale docente, il Padre Tabichi, il quale per questo ha ricevuto un premio prestigioso, ha profuso tutto il suo impegno di insegnante di matematica e fisica e le sue personali risorse, anche economiche, riuscendo così a moltiplicare la frequenza alla scuola, anche e soprattutto femminile, e a suscitare potenti energie di ricerca e di applicazione delle cognizioni scientifiche per il miglioramento economico e civile della popolazione.
Ovviamente la differenza delle situazioni in Europa e in Africa è immensa, ma la riflessione su questa esperienza può essere molto istruttiva anche per noi.
Diceva anni fa una suora missionaria che la scuola sta rovinando l’Africa, perché la ricerca affannosa di un diploma in scuole sopraffollate e con insegnamenti di bassa qualità finisce per estraniare i giovani dalle tradizioni culturali e spirituali indigene. In questa situazione l’opera del Padre Tabichi è preziosa, perché da una parte porta la formazione scolastica ad alti livelli, risvegliando nei discenti entusiasmo ed energie di ricerca e di invenzione, mentre nello stesso tempo, certamente grazie anche alla sua ispirazione religiosa, offre nuovi spunti alla tradizione spirituale e morale del popolo per un riscatto da situazioni degradanti.
La considerazione di questi fatti suggerisce che l’esperienza e l’insegnamento di San Benedetto non vadano inerpretati come una semplice “fuga dalla scuola”, ma piuttosto come la protesta contro una scuola senz’anima e la ricerca di una scuola nuova, che sappia dare una profonda ispirazione alla gioventù e la avvii ad una vita familiare e sociale illuminata da forti motivazioni interiori.
Prendendo spunto dall’Africa, vorrei ricordare che una voce autorevole come quella di Albert Schweitzer (1875-1965) ammoniva che il futuro del grande Continente non era, come molti si illudevano, nello sviluppo della tecnica, dei mezzi di trasporto e delle comunicazioni, ma nell’educazione del popolo ad una vita di impegno quotidiano, soprattutto attraverso il lavoro manuale. Ciò non contraddice all’esperienza di Padre Tabichi, il quale, al contrario, dà proprio l’esempio di dedicare tutte le sue energie per raggiungere, con grande sacrificio personale, le famiglie più lontane al fine di dare ai giovani più disagiati la necessaria istruzione. Credo di poter dire che il valore della formazione scientifica che egli impartisce è come trasfigurato dall’esempio della sua vita di dedizione, la quale conferisce anche alla scienza i caratteri di una ricerca spirituale e di uno stimolo per il migioramento della vita quotidiana delle famiglie.
Ma se il vero rinnovamento della scuola è nell’impegno a ritrovare quell’anima che una gelida secolarizzazione le ha fatto sempre più smarrire, non si dovrebbe dire lo stesso, e a maggior ragione, della catechesi? Non dovrebbe, anzi, il catechismo quasi convergere verso l’aspirazione della scuola a ritrovare la sua anima?
Purtroppo mi sembra di poter dire che, invece, l’intellettualismo teorico che non da oggi ha inaridito la scuola, ha fatto lo stesso per la catechesi. Non dovrebbe l’insegnamento religioso, in armonia con una scuola rinnovata, mirare più a dar vita ad una nuova generazione cristiana che a imprimere nella mente dei bambini e dei giovani nozioni spesso non capite e, ciò che è peggio, non vissute?
Vorrei qui rinnovare l’invito già fatto nell’articolo precedente a prendere in seria considerazione la possibilità di avvicinare i ragazzi alla vita religiosa, attraverso esperienze di più giorni nei monasteri, non per fini vocazionali, ma per apprendere dalla pratica quotidiana una vita comune, che serva da esempio anche per la vita familiare, irradiata da profonde ispirazioni interiori. Questo potrebbe essere il senso di una “gioventù benedettina”, che non sarebbe un ulteriore raggruppamento esteriore, ma piuttosto un movimento in qualche modo analogo allo scoutismo, anche se indirizzato a rinnovare la vita giornaliera delle famiglie.
La convergenza delle forze della scuola e della catechesi verso la formazione di una nuova generazione, civilmente e religiosamente rinnovata, richiederebbe anche il rinnovamento della vita religiosa e claustrale, invitata ad un nuovo apostolato a favore della gioventù e delle famiglie, come anche il rinnovamento della teologia, anch’essa chiamata ad arricchire la sua pur necessaria parte teorica con una vastissima apertura verso l’animazione spirituale della vita umana in tutte le sue dimensioni, con attenzione speciale per la formazione della gioventù e per la vita familiare e sociale.
Speriamo che, partendo da questi fondamenti essenziali, sia possibile sviluppare, in prossimi interventi, alcune riflessioni e indicazioni utili per un rinnovamento spirituale e teologico.