Serate in famiglia I

Questa prima serata familiare servirà soprattutto per fare conoscenza e per introdurre tutti nell’avventura che speriamo di percorrere insieme con grandissima gioia. Come abbiamo anticipato dall’invito che abbiamo fatto, vorremmo scoprire insieme come rischiarare e rallegrare le nostre dimore, approfittando delle attuali dolorose circostanze che ci costringono a restare per lungo tempo in casa. A questo scopo risultano quanto mai utili i dodici insegnamenti che già da tempo sono stati proposti come elementi fondamentali di una sana vita familiare. Questi insegnamenti vengono offerti tramite un sito internet chiamato “La corona di dodici stelle”: le dodici stelle sono, appunto, le luci che si vorrebbero diffondere nella vita familiare con i relativi insegnamenti.
Ma non voglio ora annoiarvi con una descrizione dettagliata di questo sito. Chi poi vorrà conoscerlo meglio, potrà farlo liberamente Vorrei soltanto scegliere la più luminosa delle dodici stelle, la musica, e proporla come via privilegiata per organizzare insieme a voi serate nello stesso tempo gradevoli e immensamente utili per la vita familiare di tutti noi.
Ed entriamo subito nel vivo dell’argomento. Dobbiamo convincerci che la musica non è un semplice ornamento accessorio della vita. No! La musica è un elemento fondamentale dell’esistenza. Essa, infatti, forma profodamente il nostro modo di sentire e perciò tutto il nostro orientamento. Per questo la musica dovrebbe avere un ruolo primario nell’educazione dei piccoli e dei giovani. Purtroppo, però, questo ruolo non le è riconosciuto, e così si è lasciato che la musica entrasse nella via dei giovani e dei meno giovani senza alcuna regola o criterio, come se non fosse importante distinguere una musica dall’altra.
Ma cerchiamo di capire che, come c’è una musica che avvicina a Dio, così c’è una musica che avvicina al diavolo – e purtroppo, data la trascuratezza in cui essa si è lasciata, quello del piano di sotto ha avuto buon giuoco a diffondere, soprattutto tra la gioventù, la musica che più faceva il suo gioco.
Vogliamo, dunque, reagire a questa situazione e interessarci seriamente di un mezzo educativo così potente? Ma come fare? direte voi? Noi non ce ne intendiamo, e poi i giovani hanno i loro gusti moderni e chi li convincerà ad apprezzare una musica diversa, antica e noiosa?
Ecco un primo pregiudizio da sfatare: la grande musica non è affatto noiosa e i giovani sono capacissimi di apprezzarla, se la si fa conoscere loro. E ora questo è facilissimo, dato che i moderni mezzi mettono a disposizione di tutti un patrimonio immenso che un tempo era riservato a pochi. Non è questo un fatto modernissimo che i giovani sanno apprezzare e che sarebbe colpevole non valorizzare per il loro bene?
Ma basta con le chiacchiere! Andiamo al sodo. Facciamo subito un esempio di una musica d’altri tempi e di forte consistenza che non è affatto noiosa e che certamente può fare una grandissima impressione sui giovani.
In questa prima serata vi propongo l’ascolto di un brano de “La musica dell’acqua” di Georg Frederic Händel (1685-1759), scritto nel 1717 per il re d’Inghilterra Giorgio I ed eseguito su una chiatta galleggiante sul Tamigi, accanti a quella del re. Quest’ultimo ne fu così entusiasta che fece ripetere l’intero concerto per tre volte!

Il patrimonio musicale giunto fino a noi è immenso e ricchissimo, diversificato secondo i tempi e i luoghi. Nei nostri incontri cercheremo di avvicinarci ad esso scegliendo volta per volta quello che può maggiormente suscitare gioia e ammirazione. Attraverso qualche spiegazione introduttiva, un po’ alla volta cercheremo di offrire un quadro sempre più chiaro della grande eredità che abbiamo ricevuto e di cui ora possiamo usufruire con un’ampiezza e una facilità mai viste prima. Le spiegazioni saranno, per quanto possibile, brevi, in modo da lasciare che sia la musica stessa a presentarsi.
Una cosa importate da dire subito è che, specialmente a partire dal secolo XVI, due nazioni si sono particolarmente distinte nel campo della musica: l’Italia e la Germania-Austria, in una sorta di creativa rivalità. Il ruolo dell’Italia è fondamentale, specialmente, ma non solo, per la musica vocale. Purtroppo nelle nostre scuole questo fatto non si insegna, lasciando che i nostri studenti ignorino totalmente una delle più grandi glorie della nostra tradizione culturale. Ciò costituisce una scandalosa lacuna, che un po’ per volta cercheremo di colmare.
Ma in questa prima serata cerchiamo di dire il meno possibile e di fare un primo assaggio immediato, in modo da “rompere il ghiaccio”.

Incominciamo con il primo brano del celebre Gloria di Antonio Vivaldi (1678-1741):

Ascoltiamo, ora, il Momento Musicale n. 3 di Franz Schubert (1797-1828):

L’opera di Gioacchino Rossini (1792-1868) da cui è tratto questo finale, “Viaggio a Reims”, fu scritta nel 1825 per l’incoronazione del re Carlo X e fu eseguita, allora, soltanto tre volte. In seguito fu quasi totalmente dimenticata, finché non fu ritrovata nel 1977 e riportata sulle scene soltanto nel 1984. Vedremo come questo genere di riesumazioni è un tratto caratteristico del nostro tempo e rende, perciò, in qualche modo, singolarmente “moderne” molte opere del passato.
Aggiungiamo qui di seguito le parole del liretto:

MADAMA CORTESE (accorrendo con una lettera in mano) Signori, ecco una lettera, venuta da Parigi… Prendete, sì leggete, conforto vi darà.
GLI ALTRI (a Don Profondo) Prendete, sì leggete, conforto ci darà.
DON PROFONDO (prende la lettera e legge) «A giorni il re ritorna, gran feste si daranno, rapidi qui verranno stranieri in quantità. Da quello che preparasi a corte ed in città, ben si può giudicare che festa si farà. Spettacol più giocondo, mai visto ci sarà; chi a Reims non potè andare qui si consolerà. T’abbraccio, o mia dolcissima amabile metà.»
(gli altri personaggi ripetono alternativamente le frasi della lettera)
CONTESSA Amici, ah! non tardiamo; Parigi è la mia patria; là v’offro alloggio e tavola, e quanto occorrerà.
TUTTI Partiamo. Ah! sì, il desio, che ci divampa in seno, in parte pago almeno al fine si vedrà. Tra dolci e cari palpiti, or torno a respirar; farà un vivace giubilo quest’anima brillar. Destino maledetto, non ce la puoi ficcar, e tutti, a tuo dispetto, andiamo a giubilar.

Concludiamo con una musica che ci disponga ad un sonno tranquillo: il Notturno di Felx Mendelssohn (1809-1847):