Serate in famiglia II

La mia intenzione era di non fare lunghi discorsi. Ma ora penso che sia bene fare un’eccezione – ovviamente senza esagerare.
Vorrei ora rivolgermi specialmente ai giovani, se ce ne sono, come spero vivamente.
La prima impressione che facilmente si può avere partecipado a queste serate è che si faccia un discorso antiquato, perché si parla soprattutto di cose “passate”. Ma si tratta di un’impressione totalmente errata. Infatti, al contrario di ciò può sembrare, il discorso che facciamo è profondamente nuovo.
Quanti hanno studiato musica “classica” fino a poco tempo fa, e, penso, ancora adesso, hanno una visione che a mio giudizio è antiquata e va completamente riveduta. Ed è ciò che faremo nei nostri incontri. Si tratta, certamente, in gran parte di riscoprire cose “antiche” dimenticate. Ma i momenti più innovativi nella storia non hanno fatto lo stesso? Il rinnovamento della cultura araba e poi cristiana nei secoli X-XIII non avvenne soprattutto attraverso il ritrovamento della opere di Aristotele, vissuto nel IV secolo a.C.? Dove era la novità? Nel fatto che quel movimento innovativo voleva dare ad Aristotele un respiro immenso, rendendolo l’anima di un’intera civiltà. Questa era una cosa nuovissima, era leggere Aristotele con occhi nuovi! E nel Rinascimento, non fu il rinnovato studio della lingua e della letteratura greca antica ad essere il propulsore della nuova civiltà? Anche qui avvenne la stessa cosa: quella cultura antica veniva letta con occhi nuovi, perché potesse diventare l’anima di un’immensa nuova civiltà.
Così anche oggi abbiamo la possibilità di riscoprire tutto un mondo, non solo dimenticato, ma che spesso è rimasto soltato sognato, e quel mondo, risorgendo ad una vita nuova, può diventare l’anima di un’immensa, nuova civiltà.
Ma veniamo al nostro argomento.
Forse voi non sapete che il celebre Johann Sebastian Bach (1685-1750?) per quasi un secolo è stato totalmente ignorato. Non si trovarono neanche i soldi per cantare qualche cosa al suo funerale! Fu riscoperto dopo quasi cent’anni e da allora è diventato nientemeno che “il gigante del barocco”! Dunque prima non lo era e poi che cosa è successo? O piuttosto sono le mode degli uomini che cambiano completamente, anche riguardo alla valutazione del passato? Così la cultura dominante mette sul piedistallo qualcuno e dimentica tutto il resto, salvo poi a cambiare improvvisamente. Che sistema! Pensate che in un libro serio di sessant’anni fa si diceva che le quaranta “opere”, cioè melodrammi lirici (ma in realtà sono di più), di Antonio Vivaldi costituiscono la parte “caduca” – cioè non valida – della sua opera di musicista. Oggi un’affermazione simile farebbe ridere. Ci sono molti giovani musicisti che stanno riscoprendo i manoscritti di Vivaldi e di un’infinità di autori che erano stati liquidati come secondari per fare posto al “gigante del barocco” – che prima nessuno conosceva! E ci sono moltissimi giovani cantanti che si stanno appassionando ad eseguire le composizioni di questi autori dimenticati, scoprendo che non esiste nessun “gigante del barocco”, perché il barocco (XVII-XVIII secolo) possiede una marea di giganti, di cui fino a poco tempo fa non si sapeva niente. E per eseguire le musiche di quel tempo ci vogliono anni studio, per la loro grandissima difficoltà.
Vedete, dunque, che il panorama sta rapidamente cambiando, ma per la maggior parte della gente, e anche dei musicisti, ancora le cose stanno come prima. Bach, Mozart, Beethoven sono i giganti, gli altri chi li conosce? Ma noi vogliamo essere moderni, innovativi e spazzare via tutte queste convenzioni ammuffite!
Già da molti anni la nostra Cecilia Bartoli, ora ormai vicina ai cinquanta, ha sviluppato straordinarie capacità canore per poter affrontare gli incredibili virtuosismi barocchi. Sentiamo una sua esecuzione della parte “caduca” dell’opera di Vivaldi:

Una giovinetta russa, Julia Lezhneva, ebbe occasione di ascoltare la musica barocca cantata da Cecilia Bartoli. Si entusiasmò al punto che decise di imitarla e, con uno studio accanito di molti anni giunse ad eguagliarla, se non a superarla. Ora è sulla trentina. Ascoltiamola in un altro brano “caduco” di Vivaldi:

Naturalmente la giovane russa per poter cantare queste cose ha dovuto imparare l’italiano, e questo vale per americane, giapponesi, coreane, indiane, africane… Infatti non soltanto musicisti italiani, come Vivaldi, hanno scritto su parole italiane, ma per circa due secoli la lingua italiana ha dominato le scene del teatro lirico, perché era considerata la lingua più musicale e più adatta al canto. Su libretti italiani hanno scritto molti musicisti tedeschi o di altre nazioni, cosicché una percentuale immensa della nostra tradizione musicale vocale è scritta su parole italiane.
Facciamo un esempio. Sempre la nostra Julia Lezhneva ci farà ascoltare un’aria del musicista tedesco Carl Heinrich Graun (1704 – 1759):

Tutte queste cose fino a poco fa erano scomparse dai repertori, alcune non erano mai state eseguite o erano state eseguite pochissime volte e poi erano state dimenticate. Ed ecco che ora, come un tempo Aristotele o la lingua greca, esse riescono dalla tomba per riacquistare una nuova vita, diversa, immensa e, graze anche ai moderni mezzi di comunicazione, diffusa in tutti i continenti! Non potrebbe tutto ciò diventare l’anima di una nuova civiltà, e questo grazie anche a voi, giovani, se avete il coraggio di rinnovare i repertori e gli schemi ammuffiti?!
Ma non abbiamo soltanto giovani soprani. Vi sono anche giovani uomini che hanno imparato a cantare con voce di “controtenore” per poter riesumare i canti barocchi e anche loro sono andati a riscoprire autori sconosciuti, come Antonio Bononcini (1677-1726), di cui ascolteremo un’aria eseguita dal controtenore rumeno Radu Marian.
Notiamo l’ostacolo costituito dal fatto che le parole cantate si capiscono poco. Cercheremo di ovviare a questo inconveniente riportando il testo cantato, quando è possibile – come in questo caso:

Un solo amplesso almeno

pria di partir da me,

perché, dimmi perché, non darmi o ingrata.

Che forse in questo seno

cessta allor saria

la fiera doglia mia

che sento ogn’or per te

cruda spietata.

[ da capo ]

Come ultimo esempio porteremo il controtenore argentino Franco Fagioli, che interpreta un’altra opera recentemente riscoperta, composta dal musicista Leonardo Vinci (1696-1730).
Riportiamo il testo del libretto, di Pietro Metastasio:

Vo solcando un mar crudele,
senza vele e senza sarte;
freme l’onda, il ciel s’imbruna,
cresce il vento e manca l’arte
e il voler della fortuna
son costretto a seguitar.
Infelice, in questo stato
son da tutti abbandonato;
meco sola è l’innocenza
che mi porta a naufragar.


Allora, cari giovani, vi ispirano questi esempi?