Serate in famiglia XXIII

Ero molto incerto sul prossimo passo da fare. Dobbiamo proseguire il discorso sull’opera, o è meglio tornare sulla musica strumentale? Dopo aver concentrato l’attenzione sull’Italia, non è meglio ora rivolgere l’attenzione oltr’alpe? Siamo giunti alle soglie dell’Ottocento. Vogliamo varcarle o è più conveniente tornare indietro? E se dobbiamo parlare ancora dell’opera, non sarebbe più logico indugiare su Mozart e su Gluck, che, a torto o a ragione, sono i nomi più noti e stimati nel Settecento, o addirittura ritornare a Monteverdi? E se, invece, decidiamo di affrontare l’opera italiana dell’Ottocento, non si dovrebbe procedere secondo un ordine cronologico?
Ma contro tutte queste ipotesi professorali, alla fine si è imposta una considerazione pratica: il nostro scopo diretto non è quello di fare lezioni accademiche ineccepibili, ma è per prima cosa di non annoiare, e possibilmente di divertire. Poi, se, mentre ce la spassiamo, impariamo anche qualche cosa, ben venga! Se, però, con la scusa di essere didatticamente perfetti, finiamo per seccare tutti, allora la partita è persa fin dall’inizio.
Dunque via i discorsi teoreticamente più corretti e cerchiamo di intrigare il più possibile gli amici che hanno la bontà di seguirci. Saltiamo tutti gli schemi e vediamo di trovare il modo di far passare a chi ci segue un’incantevole serata. E, visto che abbiamo introdotto il discorso sull’opera italiana, bisognerà scegliere, in tutto il vastissimo repertorio a nostra disposizione, qualche cosa che piaccia senza se e senza ma e che conquisti gli aspettatori-ascoltatori al punto che non mollino fino alla fine, per quanto lo spettacolo possa essere insolitamente lungo.
Se per far questo conviene saltare la cronologia e il metodo didattico, buttiamo tutto nel cestino e crepi l’avarizia!
Certamente piacerebbe procedere con un certo ordine e, ad esempio, indugiare un po’ su Paisiello. Ci sarebbe una buona edizione di “Nina pazza per amore”, fornita per di più dei sottotitoli, e con i recitativi parlati. Ma purtroppo la musica della “Nina” è un po’ ineguale e alterna passaggi molto belli a parti un po’ mediocri. C’è il rischio che i nostri amici si annoino, se la proponiamo come primo esperimento – o meglio come secondo: ma “La serva padrona” aveva il vantaggio della brevità e della eccezionale vivacità. Ci sarebbe anche un’ottima edizione filmata de “Il barbiere di Siviglia” di Paisiello, realizzata in Francia nel 1963. Ma, aimé, l’opera è tradotta in francese!
D’altra parte, opere del Settecento, o addirittura del Seicento, richiedono una certa preparazione – basta pensare ai recitativi, che a volte sono pesanti. Dunque, se vogliamo rompere il ghiaccio ed affrontare un’intera opera, facciamo un salto in avanti e piombiamo nel bel mezzo della gloriosa stagione dell’opera italiana dell’Ottocento. Avremo, poi, sempre tempo di fare scorrerie nelle retrovie!
La composizione con la quale abbiamo deciso di inaugurare la nostra conoscenza con un’intera opera di lunga durata fu scritta nel 1831 dal catanese Vincenzo Bellini (1801-1835) ed si intitola “La sonnambula”.
Ormai la contrapposizione tra arie e recitativi è stata in gran parte superata. I recitativi ci sono ancora, ma sono in larga misura integrati nel tessuto della composizione musicale. Inoltre, mentre l’opera settecentesca dava ampio spazio al canto fiorito e ai virtuososmi, creando un relativo distacco tra la musica e la parola, questo aspetto – che non necessariamente rende il libretto un sempice pretesto per permettere agli esecutori di esibire il proprio virtuosismo – se si trova ancora in Rossini, viene superato da Bellini, con una più immedata e diretta aderenza della musica al dramma.
Educato alla scuola napoletana, Bellini, la cui formazione tecnica sembra essere stata incompleta, apprese dai suoi insegnanti partenopei il gusto per la melodia piana ed espressiva, senza artifici e abbellimenti. Ma nella linearità della melodia il compositore catanese infuse un’ispirazione inimitabile, che sarebbe riduttivo definire semplicemente “romantica”. Personalmente preferisco dire che al di sopra del canto di Bellini vi è soltanto quello degli angeli.
Mentra l’altra grande opera di Bellini, “Norma”, si distingue per la sua possente drammaticità, “La sonnambula” è un idillio sentimentale che esprime le emozioni più intime e delicate. Il libretto, ispiratro ad una commediola francese rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1818, si può leggere tramite il seguente link:

Fai clic per accedere a sonnam.pdf

La previa lettura del libretto è necessaria, perché il senso delle parole nel canto troppo spesso sfugge all’ascoltatore. Di questo mirabile capolavoro, che esprime forse come nessun’altra composizione artistica, la sublimità umana e religiosa dell’amore coniugale, fortunatamente esiste una realizzazione particolarmente pregiata, eseguita in forma di film dalla Rai nel 1956, e ora disponibile in rete.
Dopo aver letto, anche insieme a tutta la famiglia, il libretto, si consiglia, dunque, di disporsi a godere due ore di paradiso anticipato attraverso il seguente link: