Serate in famiglia XXXI

Come è nostro programma, oggi faremo un salto nel tempo e dal romanticismo tedesco passeremo ad un’epoca molto anteriore, cioè ad un periodo in cui l’Italia e la Germania non avevano ancora occupato la “pole position” nel campo della musica, ma le più grandi realizzazioni musicali, con lo sviluppo della polifonia, si manifestarono nella zona compresa tra la Francia del nord, la Borgogna e le Fiandre, cioè tra il secolo XIV e l’inizio del secolo XVI.
Oggi parleremo di Josquin Desprez (circa 1450-1521). Nato probabilmente in Piccardia, dopo essere stato ad Aquisgrana tra il 1477 e il 1478, come cantore della cappella di Renato d’Angiò, trascorse molti anni in Italia, tra Milano, Roma e Ferrara, Viaggiò anche in Francia, dove si trasferì definitivamente nel 1505 e dove morì, a Condé-sur-l’Escaut, nel 1521.
Scrisse, nello stile polifonico della scuola fiamminga, molte composizioni sacre e profane. Per la chiarezza espressiva e per l’equilibrio presente fra il testo e la musica, peraltro sostenuta da felice invenzione melodica e ampia conoscenza del contrappunto, egli può essere considerato come uno dei più rappresentativi musicisti del Rinascimento. La sua opera si mostrò aperta a tutte le forme e tutte le tecniche note al suo tempo, quindi appare sia una sintesi di una cultura musicale, sia un’anticipazione dei percorsi evolutivi della polifonia europea.
Fu molto conosciuto e stimato in tutta Europa. Ricevette elogi da personaggi assai diversi, come Lutero, Palestrina e Orlando di Lasso, che lo considerarono una guida. Le numerose pubblicazioni a stampa, come anche i molti manoscritti, delle sue messe, dei suoi mottetti e delle sue “chansons” confermano l’ampia stima di cui godette. L’integrazione della parola con la musica che per primo realizzò fu in seguito sviluppata dai compositori europei successivi.
La sua produzione sacra è molto ampia: una ventina di messe e un centinaio di mottetti. Più di cinquanta sono le sue composizioni vocali profane – “chansons” e “frottole” – in francese e in italiano. Data la sua fama, gli furono attribuite molte opere vocali scritte da altri compositori, tanto che di alcune composizioni l’attribuzione rimane incerta.
Ascolteremo ora alcune composizioni profane.
È molto celebre, tra i canti in italiano, “El grillo”. Questo è il testo:

El grillo è buon cantore
Che tiene longo verso.
Dalle beve grillo canta.
Ma non fa come gli altri uccelli
Come li han cantato un poco,
Van de fatto in altro loco
Sempre el grillo sta pur saldo,
Quando la maggior el caldo
Alhor canta sol per amore.

Ascolteremo ora “Mille regretz”. Questo è il testo in francese antico con la traduzione italiana:

Mille regretz de vous abandonner,
Et d’eslonger vostre fache amoureuse,
Jay si grand dueil et paine douloureuse,
Quon me verra brief mes jours definer.

Mille rimpianti per avervi abbandonata,
e per aver lasciato il vostro amorevole volto.
Ora vivo un grande conflitto ed una pena così dolorosa,
che su di me verranno veloci i giorni miei della fine.

Sempre in francese è la canzone “Baisé moy, ma doulce amye”. Questo è il testo con la traduzione italiana:

— Baisez-moi, ma doulce amie,
par amour, je vous en prie.
— Non feray!
— Et pourquoy?
— Si je faisais la follie,
Ma mère en serait morrie.
Vela de quoy!

Baciatemi, mia dolce amica,
vene prego, per amore.
Non lo farò.
E perché?
Se facessi questa follia,
mia madre ne morirebbe,
ecco perché!

Infine “In te Domine speravi”, bellissimo canto, parte in latino, parte in italiano. Questo è il testo:

In te Domine speravi
Per trovar pietà in eterno,
Ma in un tristo e oscuro inferno
Fui, et frustra laboravi.

Rotto e al vento ogni speranza,
Veggio il ciel voltarmi in pianto,
Suspir, lachrime me avanza
Del mio tristo sperar tanto.
Fui ferito, se non quanto
Tribulando ad te clamavi.
In te Domine speravi.

Lo cecato voler mio
Per sin qui m’ha fatto muto,
Et hor poco al dolor mio
Per mio dir vien proveduto.
Deh, Signor, porgime adiuto,
Quia de me iam desperavi.
In te Domine speravi.

Di altissima qualità è anche la produzione sacra di Josquin Desprez. Ascolteremo ora l’Ave Maria:

Segue il Gloria, dalla messa “Pange lingua”, una delle sue ultime composizioni:

Infine il bellissimo Agnus Dei, dalla messa “l’Homme Armé”: