Sogno di una notte di metà inverno

romanzo di Don Massimo Lapponi
ultimato il 22 aprile 2016

Una cavalcata senza fine

Ancora risuonavano le note dell’Adeste Fideles, quando Vittoria, Margaret, i loro genitori, Emma, Charles, Henry, Lucy e Stefano uscirono dalla chiesa di Saint James di Reading alla fine della messa natalizia di mezzanotte.
“Bellissima!” esclamò Lucy entusiasta. “Non credevo che la messa cattolica fosse così bella!”
“Non è sempre così!” disse Alessandro sorridendo a Lucy con simpatia. “Oggi siamo a Natale!”
“E poi” aggiunse Thomas “siamo alla vigilia del matrimonio di Vittoria e di Margaret!”
“E questo che c’entra con la messa di Natale?!” esclamò Vittoria.
Thomas rise. Poi disse:
“Be’, secondo me anche questo influisce sulla bellezza della messa!”
“Papà!” protestò Margaret. “Ora ci prendi in giro!”
“No! No! Parlavo sul serio!”
Tutti risero.
“Forse” disse Charles “per gli altri questo non conta, ma per noi, che ci stiamo preparando al vostro matrimonio, anche la messa di mezzanotte appare trasfigurata!”
Vittoria e Margaret si strinsero la mano emozionate e sorrisero a Charles con gratitudine per i suo pensiero gentile.
“Ora” disse Thomas “sistemiamoci nelle automobili. Charles e Emma possono portare Vittoria e Margaret a casa, mentre noi accompagnamo Alessandro e Silvia in albergo. Stefano può andare in macchina con Henry e Lucy”.
Tutti presero posto nelle vetture e si avviarono alle rispettive mete.
In pochi minuti Charles, Emma, Vittoria e Margaret giunsero a casa e le due ragazze si ritirarono nella loro stanza e si prepararono a coricarsi.
“Come ti senti?” chiese Margaret a Vittoria.
“Non me lo chiedere! Non so neanch’io se debbo ridere o piangere!”
“Mamma mia! A me non sembra vero! Mi chiedo: ma non sarà un sogno?”
“Forse sarebbe meglio che fosse un sogno!”
“Sì, ma che non finisse mai!”
“Che idea! Una festa di nozze senza fine!”
“Sarebbe bello!”
“E come te la immagini?”
“M’immagino la chiesa piena di canti, di luci e di fiori, tutti i bambini vestiti da valletti e vallette, il sacerdote che accoglie il giuramento e tutti che applaudiscono. Poi gli sposi ci portano in braccio e ci fanno montare su due cavalli bianchi, loro montano su due cavalli neri e partiamo per una cavalcata senza fine per prati, boschi, fiumi e laghi…”
“Mamma mia! Solo che io appena so stare in sella!”
“Ma che dici! Hai già fatto molti progressi!”
“Sarà! Ma non so se potrei seguirvi nella vostra cavalcata senza fine!”
“Sono certa che ci riusciresti… Ma tanto purtroppo è soltanto un sogno!”
“Eh, sì! È proprio soltanto un sogno! Temo che la realtà sia molto meno poetica! Sai cosa dice una canzone veneta?

“E l’allegria la vien dai giovani
E non dai veci e non dai veci e marità!”

“Aspetta!.. I ‘veci’ sono i vecchi e ‘marità’ vuol dire ‘sposati’?”
“Già, proprio!”
“Che cattiva che sei!”
“Ahahahahah! La voglio cantare a Paul!”
“Non ci provare!”
“Perché non la canti tu a Peter!”
“Senti, smettila! Dove li troveresti due sposi così?!”
“Davvero! Tutti gli altri sarebbero ancora peggio!”
“Ahahahahah! Mai sei proprio perfida! Se fossi Paul domani non mi presenterei!”
“Ci provi soltanto! Vedi come lo faccio nero!”
“Ahahahahah! Ma se hai detto che è il meno peggio!”
“E come farei senza lo sposino mio!? Dove lo trovo uno come lui, cosi dolce e buono!.. A meno che, una volta fatta la frittata, non cambi musica!”
“Ahahahahah! Ma tu sei matta! Come puoi pensare che Paul cambi carattere! Stravede per te! Fa tutto quello che vuoi tu!”
“Come tu stravedi per Peter e fai tutto quello che vuole lui!”
“Ahahahahah! Sarà! Ma Peter se lo merita! È un carattere forte – non è come Paul – ma con me ha sempre tanta delicatezza!”
“A meno che, una volta fatta la frittata…”
“Ahahahahah! Se non te la smetti ti riempio di schiaffi!”
“Guarda che c’è il mio sposo che mi protegge!”
“E c’è il mio che mi sostiene!”
“Ma tanto non si mettono mai uno contro l’altro!”
“Quindi ci conviene andare d’accordo anche noi, come se fossimo anche noi gemelle…”
“Oh, ma noi siamo gemelle! Che ti credi!”
“Ahahahahah! Allora, invece di litigare, ci teniamo i nostri sposi, che sono i più belli e i più buoni del mondo!”
“A meno che, una volta fatta la frittata…”
Vedendo che Margaret, ridendo come una pazza, si avventava su di lei, Vittoria incominciò a scappare per la stanza ridendo anche lei, inseguita dalla sua amica.
L’inseguimento durò qualche minuto. Poi si udì bussare alla porta e Emma gridò dal corridoio:
“Eh! Che fate voi due?! È così che vi preparate al matrimonio?!”
La due ragazza subito si fermarono, cercando di soffocare le risate.
“Niente ! Niente!” gridò Vittoria. “Andiamo subito a dormire!”

In viaggio per Oak Farm

La mattina dopo – il giorno di Natale – tutti si alzarono piuttosto tardi e l’organizzazione delle cose necessarie per il trasferimento ad Oak Farm richiese molto tempo. Soltanto in tarda mattinata le tre automobili con a bordo rispettivamente Alessandro e Thomas con le loro consorti, Charles ed Emma con Vittoria e Margaret, Henry e Lucy con Stefano e Philip, si misero in viaggio.
Nora e Silvia avevano provveduto a preparare panini, biscotti e bevande per pranzare lungo la strada.
Secondo una diffusa consuetudine, gli sposi e le spose non dovevano avere contatti tra loro nelle ventiquattr’ore prima delle nozze. Perciò i gemelli, con i loro genitori, parenti ed amici, si sarebbero trasferiti in giornata direttamente dalla Scozia in un albergo nei pressi di Oak Farm e si sarebbero incontrati con le loro spose soltanto il giorno dopo, verso mezzogiorno, nella cappella di San Giacomo di Oak Farm per la celebrazione delle nozze.
L’allegra comitiva che accompagnava le spose ad Oak Farm dopo poco più di un’ora di viaggio uscì dall’autostrada e si fermò in un piccolo centro abitato presso un giardino fornito di panchine e di acqua potabile. Tutti scesero dalle automobili, si accomodarono sulle panchine e consumarono il pranzo preparato da Nora e Silvia.
Il freddo della giornata invernale era in parte attenuato dal calore del sole splendente nel cielo senza nuvole. Le colline intorno erano coperte di neve e il clima della festa natalizia suggeriva a tutti l’impressione di trovarsi in un immenso presepio.
Vittoria e Margaret, sedute l’una accanto all’altra visibilmente emozionate, erano al centro dell’attenzione.
“Ci pensate” disse loro Stefano in tono ironico “che ora vi godete le ultime ore di libertà?”
“Non fare tanto lo spaccone!” gli rispose Vittoria. “Presto toccherà anche a te!”
“Non tanto presto!”
“A proposito!” intervenne Lucy prendendo Henry sotto braccio. “Ormai sarebbe tempo di pensarci anche per noi!”
Henry sorrise flemmatico scuotendo il capo.
“Se fossi al posto di Lucy” intervenne Vittoria “ti pianterei subito in asso!”
Henry rise continuando a scuotere il capo.
“Credo proprio che farò così!” esclamò Lucy staccandosi dal fidanzato con finta collera.
“Calma! Calma!” intervenne Thomas prendendo per mano Lucy e Henry. “Troviamo una soluzione di compromesso. Diciamo che appena Henry diventerà zio, si parlerà del vostro matrimonio!”
“Allora” disse Emma quando Charles le ebbe tradotto le parole di Thomas, “sarà molto presto!”
Tutti si voltarono stupiti verso di lei, mentre Charles sorrideva compiaciuto e divertito.
“Che cos’è questa storia?!” esclamò Silvia accostandosi ad Emma. “Non mi dire!.. E perché non ci hai detto niente!”
“Era una sorpresa!” disse Emma ridendo. “È maschio e nascerà a giugno!”
“Brava! Complimenti! Auguri!” gridarono tutti insieme.
“Allora, caro Henry” disse Vittoria quando gli entusiasmi si furono calmati, “ormai ti sei ripulito!”
“Io non ho preso nessun impegno!” ribatté Henry tra il serio e il faceto.
“Lascialo perdere!” disse Vittoria prendendo Lucy per mano. “Ti presento io un ragazzo con i fiocchi! Altro che Henry!”
Tutti scoppiarono a ridere e Henry, prendendo Lucy sotto braccio, disse:
“Eh! Non facciamo scherzi!”
“Credo proprio” disse Lucy con un’espressione comica “che seguirò il consiglio di Vittoria. È biondo o bruno?”
Altra risata generale.
“Ho capito! Ho capito!” esclamò Henry sospirando e alzando gli occhi al cielo. “Vuol dire che a giugno ne riparleremo!”
“Conoscete quella canzoncina?” disse Vittoria:

“Dovunque stai,
dovunque vai,
la donna è un brutto affare!
La vuoi abbracciar ,
la vuoi baciar,
ma lei ti vuol sposare!
Dovunque stai,
dovunque vai
è l’uomo un brutto affare!
Ti vuo’ abbraciar,
ti vuol baciar,
ma non ti vuol sposare!”

Quando tutti ebbero capito, scoppiò l’ilarità generale e Henry, abbracciando Lucy disse infine:
“Va bene! Va bene! Promesso! A giugno decideremo!”
“Sì!” replicò Lucy fingendo di respingerlo. “Ma non per dieci anni più tardi!”
“No! No!” rispose Henry riaccostandola a sé. “Per un tempo brevissimo! Non più di qualche mese! Va bene?”
“Mi posso fidare?”
“Promesso! Davanti a testimoni!”
“Allora” esclamò Lucy sospirando, “devo dire addio al biondino di Vittoria!”
“Ma che dici!” disse Vittoria, mentre tutti ridevano a crepapelle.“È moro!”

Tra le colline innevate del Galles

Nel primo pomeriggio le tre automobili entrarono nel prato interno di Oak Farm e subito uno stuolo di bambini schiamazzanti andò ad avvertire Dorothy e John, i quali si affrettarono ad andare incontro agli ospiti.
“Benvenute le nostre care sposine!” esclamò Dorothy abbracciando Vittoria e Margaret. “Per tutti i vostri cari abbiamo preparato l’alloggio nella nuova ala di Oak Farm, ma voi due starete con me!”
“Grazie, cara!” risposero Vittoria e Margaret, ricambiando l’abbraccio di Dorothy.
Poi tutti si salutarono e si scambiarono abbracci e baci e, con non poco trambusto, gli ospiti si mossero per sistemarsi nei locali loro assegnati.
Mentre gli altri ammiravano la nuova ala della fattoria, dove erano anche gli appartamenti preparati per Vittoria, Margaret e i loro sposi, le due ragazze si intrattenevano con John e Dorothy nella casa padronale.
“Guarda Dick come è cresciuto!” esclamò Margaret ammirando il bambino che giocava inginocchiato sul tappeto del soggiorno.
“Avvicinati!” le disse Dorothy. “Forse ti riconosce!”
Margaret si inginocchiò vicino al bambino e subito Dick si volse verso di lei con un sorriso radioso.
“Mamma mia! Come è bello!” esclamò Margaret baciandolo. “Mi riconosci?” aggiunse, mentre Dick mormorava monosillabi incomprensibili.
Dorothy rise.
“Sta chiamando Deborah!” disse. “Quando qualcuno si avvicina a lui, chiama sempre Deborah! La vuole sempre vicina!”
“E dov’è Deborah? Non l’ho vista ancora!”
“Oggi è molto occupata. Non so se riuscirai a vederla. Ma non ti preoccupare! Domani sarà la capo-valletta! Non sai quanto ci tiene!”
“E Bethwyn?”
“Non mancherà neanche lei!”
“Non vedo l’ora di rivederla! È proprio una bambina caratteristica! Come dite voi in Italia?” aggiunse rivolta a Vittoria. “Una ‘scugnizza’?”
Vittoria rise.
“Sì! Proprio! Non vedo l’ora di conoscerla! Ma senti!” disse poi rivolta a Dorothy. “Si possono vedere le vostre scuderie?”
Dorothy e John risero.
“Più che scuderie” disse John, “sono delle modeste stalle!”
“Penso che Vittoria” disse Dorothy “voglia vedere gli animali per esercitare il suo lavoro di veterinaria!”
“Già! Proprio!” disse Vittoria.
“Ma se stai ancora studiando!” intervenne Margaret.
“Sì, ma devo pure fare esperienza sul campo!”
“Certo! Certo!” disse Dorothy. “E per noi sarà un aiuto prezioso! Ma quando ritornerai da Edimburgo! Ora devi pensare al matrimonio e al vostro viaggio di nozze, non al lavoro!”
“E poi” intervenne John, “proprio questa mattina è stato qui il veterinario ed è tutto sotto controllo, anche il cane che aveva preso un’infezione”.
“Non vedo l’ora di sostituire il vostro veterinario” esclamò Vittoria.
“Io propongo” disse Margaret “di andare nelle stalle per prendere due bei cavalli e fare una cavalcata prima di cena!”
“Ma” protestò Vittoria “io non sono brava a cavalcare!”
“Su! Non fare la modesta! L’ultima volta che hai provato ho visto che hai fatto molti progressi!”
“Se volete” intervenne Dorothy, “vi ci accompagno. Poi fate quello che volete!”
“Va bene!” risposero le due ragazze. “Andiamo!”
Uscirono dalla casa padronale, accompagnate da Dorothy, e si avviarono verso il grande edificio a sinistra, dove erano gli animali.
Vittoria fece una specie di ispezione generale cercando di mettere a frutto le conoscenze di veterinaria in cui si stava rapidamente addottrinando.
“Avete proprio dei begli animali!” disse infine.
“Ma ora” intervenne Margaret, “scegliamo due cavalli! Per me va bene Brown, se è disponibile!”
“Certamente!” disse Dorothy. “E Vittoria potrebbe prendere quella cavalla là in fondo. Si chiama Dora, ed è molto mite e obbediente!”
“Speriamo che contagi anche Vittoria!” disse Margaret con una smorfia comica.
“Speriamo proprio di no!” esclamò Vittoria. “Non c’è un puledro inquieto e ribelle? Lo preferirei!”
Le tre ragazze risero.
“È meglio Dora!” disse infine Dorothy. “Hai detto tu stessa che non sei esperta con i cavalli!”
“E va bene!” sospirò Vittoria rassegnata. “Però devo imparare! E poi andrò a cercarmi il mio puledro ribelle!”
“Povero Paul!” esclamò Margaret. “Non sa proprio che cosa lo aspetta!”
Le tre ragazze risero ancora. Poi finalmente Margaret e Vittoria montarono in sella e si avviarono lungo il viale di ingresso della fattoria.
Margaret faceva da guida e dava consigli a Vittoria, la quale si teneva in sella stringendo le ginocchia con un po’ di nervosismo. Ma la sua cavalla era così tranquilla, che ben presto anche lei si tranquillizzò e seguì Margaret senza problemi in una lunga cavalcata per le colline del Galles imbiancate di neve.

Un brindisi alle due sposine

Per la cena tutti gli ospiti furono invitati da Dorothy nella casa padronale.
Philip, Stefano, Henry e Lucy, che non erano mai stati prima ad Oak Farm, mentre sedevano a tavola, non risparmiarono a John e a Dorothy complimenti ed elogi per la bellezza e l’organizzazione della fattoria, e in particolare per la nuova ala di recente costruzione, così ampia ed accogliente.
“Spero veramente” disse Lucy “che molti vorranno approfittare della vostra ospitalità!”
“Abbiamo già molte prenotazioni” rispose Dorothy. “Appena gli sposini torneranno da Edimburgo, incominceremo l’attività”.
Ben presto l’attenzione di tutti si concentrò su Vittoria e Margaret, che non riuscivano a nascondere la loro emozione ormai a poche ore dalle nozze.
“Non mi sembra vero!” esclamò Margaret. “Non sarà tutto un sogno?!”
“Anche a me non sembra vero!” disse Silvia scuotendo il capo. “Pensare che tra poche ore dovremo lasciare qui Vittoria! E poi quando la rivedremo?!”
“Ma no, mamma!” esclamò Vittoria. “Verrete spesso qui come nostri ospiti!”
“Eh, sì! Mica state dietro l’angolo!”
“Su, cara!” disse Alessandro accarezzando la mano della moglie. “Oggi non è difficile spostarsi, e poi saremo sempre in comunicazione!”
“Sì, certo!” rispose Silvia. “Ma non è la stessa cosa!”
“Ma ora” intervenne Emma “non facciamo discorsi pessimisti e non rattristiamo le spose! Facciamo, invece, un brindisi a Margaret e a Vittoria!”
Tutti si servirono e accostarono tra loro i bicchieri.
“Alla salute di Margaret e di Vittoria!” esclamò Emma.
“Che Dio le benedica!” aggiunse Silvia, e tutti applaudirono, mentre le due festeggiate sentirono i loro occhi inumidirsi.
“Grazie! Grazie a tutti!” esclamò Vittoria alzandosi in piedi. “Vorrei che questo momento non finisse mai! Come vi sentiamo tutti vicini e come vorremmo esprimervi tutta la nostra riconoscenza per tutto il bene che abbiamo ricevuto da voi! Ma permetteteci” – e ciò dicendo fece cenno a Margaret di alzarsi anche lei e la prese per mano – “in modo specialissimo di ringraziare i nostri genitori per tutto quello che ci hanno dato e insegnato, e anche per la pazienza che hanno dovuto esercitare con noi – e soprattutto con me!”
Seguì un caloroso applauso. Poi i genitori delle due ragazze, profondamente commossi, si alzarono e, uno dopo l’altro, vollero abbracciare le loro figlie.
La cena si prolungò per un po’ di tempo, nello stesso clima di affetto e di commozione, e si sarebbe prolungata ancora se a un certo punto le due sposine non avessero fatto presente che dovevano ritirarsi non troppo tardi, perché la mattina dopo le aspettavano numerosi impegni per la preparazione al sacro rito.
Tutti si alzarono da tavola, recitarono insieme una preghiera di ringraziamento e si salutarono con grande cordialità disponendosi a raggiungere i propri alloggi.
Dorothy accompagnò Vittoria e Margaret alla loro stanza e le salutò augurando loro una buona notte e un felice risveglio.
Rimaste sole, le due ragazze si chiusero in camera e si disposero ad andare a riposare.
“Riusciremo a dormire?” chiese Margaret.
“Non lo so proprio!” rispose Vittoria. “Ancora non mi sembra vero! Ma che staranno facendo i nostri sposini?!”
“Saranno nervosi come noi!”
“Ci pensi che domani sera a quest’ora saremo ad Edimburgo e ci chiameremo ‘Le Signore Mac Lean’!”
“Ahahahah! Mi suona così strano!”
“Davvero! Ma forse è meglio che ora ce ne andiamo a dormire! Domani dovremo alzarci presto perché c’è un mucchio di cose da fare!”
“Sì! È meglio che andiamo a dormire, ammesso che ci riusciamo!”
“Potevamo farci dare una camomilla da Dorothy!”
“Già! Ma ormai è andata a riposare e non possiamo disturbarla! Senti, noi proviamo a dormire! Se poi non ci riusciamo… L’importante è che, se una dorme, l’altra non vada a svegliarla!”
“Promesso! Allora! Ci decidiamo?”
“Va bene!”
Le due ragazze si prepararono per la notte e si coricarono.
“Spengo la luce?” chiese Margaret.
“Ok! Spegni! Buona notte!”
“Buona notte!”
Margaret spense la luce e poco dopo ambedue dormivano profondamente.

Sogno o realtà?

Verso le undici di notte si udì un tocco leggero alla porta di Vittoria e Margaret.
Le ragazze non sentirono e continuarono a dormire.
Il tocco si ripetè più forte.
Margaret si agitò nel letto senza svegliarsi.
Di nuovo si udì bussare alla porta con più energia.
Questa volta ambedue le ragazze si sollevarono nel letto e Margaret accese la luce.
Si guardarono intimorite e aspettarono in silenzio.
Il tocco si ripetè.
“Chi è?!” mormorò Vittoria spaventata.
“Margaret! Vittoria!” sussurrò una voce femminile da dietro la porta. “Presto! Svegliatevi! Alzatevi!”
“Ma chi è?!” esclamò Vittoria ad voce alta.
“Presto!” insisté la voce. “Venite! È una notte magica!”
Le due ragazze si guardarono perplesse.
“Non sarà uno scherzo?!” chiese Margaret.
“Credo proprio di sì!” disse Vittoria alzandosi ed accostandosi alla porta.
“Si può sapere chi è?!” chiese con impazienza.
“Ssssss!” si udì dall’altra parte della porta. “Presto! Venite!”
Vittoria rise.
“Mi sembra la voce di Deborah!” disse.
“Che facciamo?!” chiese Margaret perplessa.
“Andiamo! Che dobbiamo fare?!”
Le due ragazze si vestirono coprendosi bene per proteggersi dal freddo della notte di dicembre e con cautela aprirono la porta.
Di fronte a loro si presentò Deborah vestita da angioletto con una lanterna in mano. Si mise il dito sulle labbra e mormorò:
“Silenzio! Seguitemi! È una notte magica!”
Le due ragazze si guardarono sforzandosi di non scoppiare a ridere. Poi, alzando le spalle e scuotendo il capo, seguirono Deborah.
La bambina, camminando furtivamente, le guidò attraverso il soggiorno e l’atrio della casa padronale fino al portone d’ingresso.
“Ora usciamo!” mormorò. “Silenzio!”
Sghignazzando divertite le due ragazze la seguirono all’esterno dell’abitazione.
Appena fuori rimasero incantate alla vista del prato illuminato quasi a giorno da una splendida luna piena e del riflesso abbagliante diffuso a perdita d’occhio dall’astro notturno sul candido manto di neve che adornava le colline intorno a Oak Farm.
“Mamma mia!” mormorò Margaret. “Non sarà veramente una notte magica?!”
Intanto Deborah si era avviata lungo un vialetto che attraversava il prato. Le ragazze la seguirono e infine giunsero in una grande spianata, al centro della fattoria, circondata da folti cespugli.
A lato della spianata vi erano due sedie.
Deborah le condusse fino alle sedie e fece loro segno di accomodarsi.
Sempre più incuriosite, le due ragazze si sedettero, mentre la bambina, continuando a camminare furtivamente, si allontanava.
“Che sarà questa storia?!” chiese Vittoria a mezza voce.
“Io ci vedo lo zampino di Dorothy!” rispose Margaret ridacchiando.
Poco dopo da uno stereo nascosto tra i cespugli si udirono risuonare le note della “Danza Araba” di Ciaikovsky. Poi da dietro un cespuglio più grande e più folto degli altri uscirono all’aperto, nel fulgore della luna piena, i bambini e le bambine di Oak Farm vestiti da angioletti ognuno con una lanterna in mano.
“Guarda! Quella è Doris!” esclamò a mezza voce Margaret. “E quella è Catherine!”
“Ma quanto sono carini!” disse Vittoria. “Chi li ha fatti quei vestiti così belli?!”
Intanto i bambini e le bambine incominciarono a ballare al ritmo della “Danza Araba”.
“Ma sono bravissimi!” esclamò Margaret. “Chi lo avrebbe detto!?”
Il gruppo degli angioletti volteggiò con grazia sotto la candida luce lunare e, al termine della danza, sulle note conclusive della melodia, fece un elegante inchino alle due ragazze.
Si udì, tutto intorno, un mormorio diffuso e un applauso e da dietro i cespugli uscirono gli abitanti e gli ospiti della fattoria che, sorridendo e salutando, si disposero ai lati delle due ragazze.
“Fanno il tifo per i loro figli!” mormorò Vittoria ridendo, mentre, insieme a Margaret, rispondeva ai saluti agitando la mano.
Intanto dal cespuglio più grande era uscito uno dei bambini di Oak Farm, vestito splendidamente, come un principino.
“Ma guardalo quel birbante!” mormorò Margaret. “È David!”
Gli angioletti lo circondarono e si inchinarono davanti a lui.
“Benvenuto, principe!” esclamarono.
“Grazie, cari angioletti!” disse il principino. “È questo il mio regno?”
“Sì, mio principe!” disse l’angioletto chiamato Deborah. “Il Re mio Signore mi incarica di mostrarti tutte le meraviglie che ha fatto per te!”
“Grazie, angioletto! E ringrazia anche il tuo Signore!”
“Vieni, mio principe!” disse Deborah prendendo per mano David. “Ammira gli splendori del tuo regno! Lassù in cielo naviga, sovrana, la candida luna, che fa impallidire le stelle attorno a sé. Ma quando la regina del cielo notturno coprirà modestamente con un oscuro velo il suo volto splendente, allora in tutto il firmamento brilleranno miriadi di misteriose fiammelle. E trascorse, poi, le ore del dolce riposo dei mortali, la luna, con il suo corteggio di stelle, lascerà il posto al suo regale sposo, il sole, sovrano del giorno. Allora, o mio principe, vedrai i prati e i boschi e le dolci colline, ora ammantati della lattea luce lunare, risplendere di mille colori sotto l’azzurro del cielo, inondati dai bagliori del disco solare”.
“Che meraviglia, angioletto! Il Re tuo Signore deve essere un sovrano ricolmo di saggezza, di potenza e di bellezza!”
“Ma ciò che ti ho mostrato non è tutto! Molte altre cose cantano la sua gloria! Osserva intorno a te l’erba e le piante, e sui monti vicini la bianca coltre di neve. Ora tutto sembra dormire nel riposo invernale. Ma questo sonno misterioso, che infonde nel tuo cuore sentimenti di pace e di soave dolcezza, prepara il glorioso risveglio della primavera. Allora vedrai prati, piante, colli, monti e vallate ricoprirsi di erba verdeggiante, di foglie e di fiori dai mille colori, mentre le nevi disciolte riverseranno in torrenti, ruscelli, fiumi e affluenti le loro gelide acque, ed esse scorreranno ad irrigare la terra feconda per gettarsi, poi, nello specchio immenso del mare!”
“Oh, angioletto! La mia meraviglia cresce sempre più! Il Re tuo Signore ha una fantasia infinita! Cosa sfugge alla sua sapienza e al suo potere sovrano?!”
“Ma altri doni ha riservato per te il Re mio Signore. Venite, angioletti, e portate qui al nostro principe i suoi devoti servitori!”
Da dietro il grande cespuglio due angioletti condussero, tenendolo per la briglia, il bianco pony di Deborah alla presenza del principino. Poi una bambina molto piccola, anch’ella vestita da angioletto, si avvicinò portando in braccio un agnellino. La bambina lo accarezzava, lo baciava e lo guardava con una tenerezza ingenua e commossa che lasciava senza parole.
“Questi” disse Deborah “sono alcuni dei tuoi servitori. Il cavallo ti porterà, veloce come il vento, per boschi e per monti, per valli e pianure, lungo i fiumi e sulla riva del mare, per correre il mondo con i tuoi amici e per combattere i tuoi nemici. L’agnello ti darà lana per coprirti e latte per nutrirti, e mille altri servitori ti assisteranno, in terra, in cielo e in mare. I più vigorosi ti presteranno la loro forza, i più delicati ti allieteranno con il loro canto”.
Il principino si avvicinò al pony e lo accarezzò sulla criniera, poi prese l’agnellino dalle mani della bambina, lo baciò e glielo restituì con delicatezza.
“O angioletto!” disse infine. “I doni del Re tuo Signore sono pieni di meraviglia e di mistero! Veramente il tuo Re è come un prezioso tesoro sigillato che contiene un segreto insondabile: mai la mente umana potrà comprenderlo!”
“Hai ragione, mio principe!” rispose Deborah facendo un inchino. “Ed ora tutti noi suoi ministri canteremo le sue lodi!”
Tutti gli angioletti si misero in cerchio attorno al principino, si presero per mano e, con le ingenue voci infantili ben ritmate e armonizzate, tutti insieme recitarono:

“Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, sole e luna, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, stelle del cielo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, o venti tutti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, fuoco e calore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, freddo e caldo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, rugiada e brina, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, gelo e freddo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, notti e giorni, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, luce e tenebre, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, folgori e nubi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, sorgenti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, mari e fiumi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, mostri marini e quanto si muove nell’acqua, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, figli dell’uomo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli”.

Finita le recita del cantico, tutti gli angioletti si inchinarono al principe, mentre scoppiava un fragoroso applauso, al quale si associarono, ridendo, anche Vittoria e Margaret.
“Ma ora, caro principe” disse Deborah appena il clamore si fu calmato, “noi ti salutiamo. Ti lasciamo signore del tuo regno e noi torniamo nel nostro”.
“Come!?” esclamò il principino con aria stupita e preoccupata. “Voi mi lasciate qui solo?”
“Non solo, principino! La luna, il sole, le stelle, i monti, i fiumi, i mari, i fiori, i campi, i boschi, gli agnelli, gli uccelli dell’aria ti fanno compagnia!”
“Sì! È vero! Tutte queste cose mi circondano e mi sussurrano che c’è, in loro, un grande mistero e che il Re tuo Signore ha cura di me. Ma questo non mi basta! C’è qualche cosa che sfugge dalle mie mani, e se voi vi allontanate è come se il mio giardino perdesse il suo incanto! È come se il mistero che si nasconde dietro tutte le sue meraviglie si dileguasse!”
“Caro principe! Tu non sai che i misteri e i doni non sono ancora finiti! Ora distenditi per terra e dormi! Noi culleremo il tuo sonno e, quando ti sveglierai…”
“Quando ti sveglierai…” ripeterono in coro gli altri angioletti.
“Quando mi sveglierò?..” chiese il principe.
“Distenditi e dormi… Distenditi e dormi… Distenditi e dormi…” ripeterono con voce sempre più bassa gli angioletti.
Il principino sbadigliò, si stropicciò gli occhi e sbadigliò ancora.
“Che sonno!” disse.
Si distese per terra e si addormentò.
Allora tutti gli angioletti si disposero in semicerchio davanti a lui e dallo stereo nascosto tra i cespugli risuonarono le note della “Danza delle ore” di Ponchielli. Con gesti molto aggraziati e con incantevole ingenuità, gli angioletti si misero a danzare le varie parti del ballo, che si concluse sugli accordi delicati della penultima sezione, escludendo il fragoroso can-can finale.
Finito il ballo, gli angioletti si inchinarono al principino dormiente – ma anche a Vittoria, a Margaret e al pubblico, che risposero con un nuovo caloroso applauso.
“Mamma mia! Che bravi!” mormorò Margaret all’orecchio di Vittoria.
Poi il principino incominciò ad agitarsi lievemente nel sonno. Allora Deborah, ponendosi un dito sulla bocca, fece un cenno agli altri angioletti. Due di loro andarono dietro il cespuglio e poco dopo ne uscirono scortando, uno a destra e uno a sinistra, una bambina adornata di un abito elegantissimo, con la gonna ricamata d’oro lunga fino ai piedi, un velo bianco sul capo e un lungo strascico argenteo.
Margaret la scrutò a lungo. Infine esclamò:
“Ma è Bethwyn! Chi l’avrebbe riconosciuta! Quanto è carina!”
La bambina avanzò, scortata dai due angioletti, con aria ingenuamente emozionata, fino a i piedi del principino addormentato, che continuava ad agitarsi lievemente nel sonno.
Allora gli angioletti incominciarono a mormorare:
“Svegliati, principe! Svegliati!…”
Finalmente il principino si svegliò, aprì gli occhi, li stropicciò a lungo, li spalancò e fissò con stupore la bambina davanti a sé. Infine si alzò e chiese:
“E tu chi sei, bellissima creatura?!”
“Io sono la tua principessa!” rispose la bambina con un’aria impacciata che fece sorridere gli spettatori.
“Dunque tu non andrai via insieme agli angeli!?”
“Oh, no! Io rimango qui con te! Ti ho detto che sono la tua principessa! Dammi la mano, mio principe!”
Il principe prese per mano la principessa, la guardò a lungo, poi i due avanzarono tenendosi per mano, mentre gli angeli facevano loro ala da una parte e dall’altra.
Quando giunsero al centro della spianata, il principe guardò la luna, poi si guardò intorno, poi infine fissò di nuovo lo sguardo sulla principessa e disse:
“Ora finalmente capisco! La luna è lì per illuminare il velo della mia principessa, le stelle per far luccicare i suoi occhi, il sole per irradiare il riso delle sue labbra, i fiori per adornare i suoi capelli, il mare per rispecchiare il suo viso, il vento per portare lontano la sua voce… Tutto incomincia a svelarsi! Il Re mio Signore mi appariva soltanto immensamente saggio, bello e potente, ma ora intravedo che in lui c’è un mistero infinito di amore! Lo avverto nei tuoi occhi, principessina mia!”
“Anch’io lo avverto nei tuoi, principino mio!”
“Ora” intervenne Deborah “non sei più solo, e noi possiamo andare!”
“Sì, angioletto caro! Ma ho ancora un desiderio da esprimerti!”
“Di’ pure principino! Che cosa agita il tuo animo?”
“Una cosa manca ancora in questo meraviglioso giardino! Perché tutto in esso fosse perfetto, lo stesso Re, il tuo e mio Signore, dovrebbe presentarsi qui e passeggiare insieme al principe e alla principessa e illuminare ogni cosa con la sua sapienza e con il suo amore!”
“Principe!” esclamò Deborah. “Ti svelo un grande arcano! Ora voi crescete e moltiplicatevi e riempite il giardino del mondo dei vostri discendenti. Quando i tempi saranno maturi, il Re mio Signore verrà ad abitare con voi e a riempire la terra della sua santa presenza! Una nobilissima principessa lo precederà e lo servirà, perché la sua luce e il suo amore possano risplendere su tutti i vostri discendenti! Ma voi dovete preparare la strada alla sua venuta! Ascoltate la sua voce e obbeditegli! Imitate la sua saggezza e il suo amore e insegnate ai vostri discendenti a fare altrettanto!
“Ma ora per noi è tempo di ritornare a colui che ci ha mandati. Cari angioletti, celebriamo insieme al principe e alla principessa la loro gioia, e poi, soavemente, risaliamo nel regno celeste del nostro Sovrano!”
Mentre lo stereo faceva risuonare le note del “Valzer dei fiori” di Ciaikovsky, due angioletti portarono, da dietro il cespuglio, due mazzi di fiori. Poi il principe e la principessa al centro e gli angioletti intorno a loro si misero a danzare, mentre gli angioletti si passavano con grazia i mazzi di fiori dall’uno all’altro. Alla fine i due mazzi di fiori giunsero nelle mani del principe e della principessa e, sugli accordi finali del valzer, mentre tutti gli angioletti si inchinavano, David e Bethwyn andarono ad inginocchiarsi davanti a Vittoria e a Margaret e consegnarono un mazzo di fiori a ciascuna di loro.
Scoppiò un interminabile applauso fragoroso, mentre Vittoria e Margaret, commosse, non si stancavano di abbracciare e di baciare il principe e la principessa. Poi tutti gli spettatori invasero la spianata per fare i loro calorosi complimenti ai piccoli artisti e alla loro istruttrice Dorothy, che era uscita tutta sorridente da dietro il grande cespuglio.
Intanto Glenda, la madre di Bethwyn, era accorsa con gli occhi pieni di lacrime di commozione, ad abbracciare la sua bambina.
“Sei stata bravissima, Bethwyn! Bravissima e bellissima!” continuava a ripetere, e non cessava di riempirla di baci. Infine, dopo che ebbe salutato calorosamente Margaret, che la presentò a Vittoria, tutte e tre andarono a fare festa a Dorothy e a ringraziarla di cuore per il bellissimo spettacolo.
“Dovete aver lavorato tantissimo!” esclamò Margaret.
“Lo puoi credere!” rispose Dorothy sorridendo soddisfatta. “Ma è stato tutto un gran divertimento, sia per me sia per i bambini!”
Tra gli spettatori c’erano anche i genitori e gli altri familiari delle due sposine, i quali si affrettarono a raggiungerle e a raccomandar loro di andare subito a riposare, perché si era fatto tardi e le aspettava una mattinata molto impegnativa.
“Andiamo subito! Andiamo subito!” risposero Vittoria e Margaret. “Ma lasciateci un momento la gioia di ringraziare e abbracciare questi bravissimi attori e la loro organizzatrice!”

Sulla collina

La mattina dopo, verso le dieci, tre pulmini partirono da un albergo non lontano da Oak Farm e in poco tempo raggiunsero la cappella di San Giacomo.
La cappella era già aperta e tra i banchi si aggirava Padre David con i due suoi amici seminaristi Horace e Elliot. Vedendo arrivare i pulmini, i tre uscirono dalla cappella e si arrestarono nello spazio antistante per osservare chi fossero i nuovi arrivati.
Dai pulmini uscirono Peter e Paul, vestiti in alta uniforme delle guardie scozzesi, seguiti dal padre in abito militare, dalla madre in divisa da crocerossina, da alcuni parenti e da due schiere di ragazzi e ragazze scozzesi, vestititi gli uni in uniforme militare e le altre in abito da crocerossina.
Il sacerdote e i due seminaristi sorrisero.
“È proprio un bello spettacolo!” disse Padre David.
“Davvero!” rispose Horace, mentre Elliot osservava con curiosità e interesse la scena inconsueta. Era molto emozionante per lui ritrovarsi sulla collina di Oak Farm in circostanze così mutate rispetto alla sua prima visita. Tanto era stato angosciato e disperato allora, altrettanto ora era sereno e gioioso.
Intanto la Signora Mac Lean si fece avanti sorridendo e, preso per mano il sacerdote, esclamò piena di entusiasmo:
“È lei Padre David, che deve celebrare il matrimonio per i nostri cari sposi?!”
“In persona! E presumo che lei sia la fortunata madre dei due gemelli Mac Lean!”
“Infatti! E questo è mio marito!”
Il Signor Mac Lean si inchinò al sacerdote sorridendo in silenzio.
“Margaret mi ha a lungo parlato di lei, Signora Mac Lean” disse Padre David, “e mi ha raccontato la bellissima vacanza che ha trascorso con voi all’isola di Barra”.
“Oh, che care ragazze sono Margaret e Vittoria! Come sono contenta! Cosa avrei potuto desiderare di meglio per i miei figli?!”
“Le do ragione, signora! E di questi tempi poi! Ma chi sono questi giovani e queste ragazze in divisa?”
“È il nostro coro di Edimburgo. Eseguiranno i canti durante la messa. Anzi! Il capocoro vorrebbe mettersi d’accordo con lei per sapere in quali momenti possono cantare e se ha qualche desiderio o qualche disposizione da dare”.
“Prego! Lo faccia venire! Così ci mettiamo d’accordo!”
Mentre Padre David si accordava con il capocoro per i canti della messa, la Signora Mac Lean si avvicinò ai due seminaristi con un sorriso radioso.
“Ma che bella cosa!” esclamò. “Due giovani che si preparano al sacerdozio! E poi dicono che i giovani di oggi si allontanano tutti dalla religione! Bravi! Bravi! Siete amici di Peter e Paul? Oppure di Vittoria e Margaret?”
“Veramente” rispose Horace “conosciamo poco sia Peter e Paul, sia Vittoria e Margaret. Ma siamo molto amici di Padre David e dei proprietari di Oak Farm. E poi, attraverso le altre amicizie, conosciamo un po’ anche gli sposi e le spose di oggi”.
“Bene! Bene! Grazie della vostra presenza e tanti complimenti per la vostra scelta!”
In quel momento si avvicinarono a lei i due gemelli. Dopo aver salutato cordialmente Horace e Elliot, Peter disse:
“Mamma! Dovremmo incominciare a scendere a valle. Anzi, mentre noi aspettiamo in fondo alla collina, tu dovresti andare alla fattoria per metterti d’accordo con le spose e con gli altri!”
“D’accordo!” rispose la Signora Mac Lean. “Allora ora raccogliamo tutti e scendiamo dalla collina. Voi aspetterete giù e io e vostro padre andremo alla fattoria. Paul! Come ti senti?!”
“Oh, mamma! Sono così emozionato! Non mi sembra vero!”
“Certo! Una sposa così non è facile trovarla, e tanto meno meritarla! Lo stesso vale per te Peter! Dovete ringraziare Dio notte e giorno! Sono proprio due brave ragazze!”
“Hai ragione, mamma!” risposero insieme i due gemelli, dopo essersi scambiati un’occhiata di intesa.
“Ma ora raccogliamo tutti e avviamoci!” disse la Signora Mac Lean.
Con un po’ di trambusto finalmente il gruppo degli scozzesi si radunò davanti alla cappella e, guidato dai coniugi Mac Lean, si avviò lungo la discesa e raggiunse in pochi minuti la pianura sottostante.
“Ora” disse la Signora Mac Lean “io e mio marito andiamo alla fattoria. Voi aspettate qui. Vi raggiungeremo con tutto il corteo. Quando arriveremo, gli sposi saluteranno le spose e poi prenderanno sotto braccio Peter la Signora Nora e Paul la Signora Silvia. Io rimango con mio marito, perché non posso prendere sotto braccio tutti e due! Nel corteo il primo posto spetta agli sposi e alle spose, preceduti dai valletti e dalle vallette. Dietro gli sposi verrà il coro. Mi raccomando! Bene ordinati! I ragazzi a destra e le ragazze a sinistra! Poi verranno i familiari e gli ospiti. Naturalmente mi accorderò anche con le spose e con i loro genitori. Se ci saranno cambiamenti, ve lo farò sapere. Ora abbiate un po’ di pazienza e aspettate qui”.
Ciò detto la signora prese sotto braccio il marito e si avviò con decisione verso la fattoria.

La fattoria in subbuglio

Giunti nel recito di Oak Farm, i coniugi Mac Lean trovarono un gran trambusto. Mentre fervevano i preparativi, era arrivata da Londra Edith ed ora era impegnata in una cordiale e intima conversazione con le spose, nella loro stanza. Le due ragazze erano intente, con l’aiuto delle loro madri, a sistemare gli ultimi ritocchi dei loro abiti nuziali, ma non avevano voluto in alcun modo rinunziare ad intrattenersi un po’ con la loro amica Edith.
Intanto sul prato della fattoria Dorothy era tutta occupata a sistemare gli abiti dei valletti e delle vallette e a dare loro le ultime raccomandazioni. Parenti ed amici si aggiravano di qua e di là, impazienti di avviarsi verso la cappella per l’inizio della cerimonia.
“Sono la Signora Mac Lean!” disse la madre dei gemelli rivolgendosi a Dorothy. “Con chi posso parlare per accordarmi sul corteo nuziale e sulla cerimonia?”
“Oh, signora!” rispose Dorothy sorridendo. “Che piacere! Io sono Dorothy e mio marito è il proprietario di Oak Farm. Può parlare con me, se vuole!”
“Piacere, Dorothy! Questo è mio marito!”
Il Signor Mac Lean fece un ossequioso inchino sorridendo e mormorando a mezza voce: “Piacere!”
“Tra poco dovremmo essere pronti!” disse Dorothy. “Dove sono gli sposi?”
“Sono ai piedi della collina. Aspettano lì il corteo nuziale. Vorrei suggerire, se lei è d’accordo, che la Signora Nora accompagni all’altare Peter e la Signora Silvia accompagni Paul. Le spose, credo, saranno accompagnate dai rispettivi padri. Va bene?”
“Direi proprio di sì! Ora sentirò Nora e Silvia”.
“Dunque, per primi metterei i valletti e le vallette, poi le spose, poi gli sposi, poi il gruppo corale in divisa venuto con noi da Edimburgo, poi gli altri parenti e gli amici. Può andare?”
“Mi sembra proprio di sì! Ma ora vado a sollecitare le spose! Sarebbe ora di muoversi! Anzi, venga anche lei con me! Deborah! Mi allontano un attimo! Falli star buoni! Mi raccomando!”
Ciò dicendo, prese la Signora Mac Lean sotto braccio e insieme a lei si avviò verso la casa padronale.
Bussò alla stanza delle spose e, invitata ad entrare, si presentò alle spose insieme alla Signora Mac Lean. Appena videro quest’ultima, Nora, Silvia, Vittoria e Margaret le fecero mille feste e la presentarono a Edith.
“Oh! La signorina Edith!” esclamò la Signora Mac Lean. “Ho tanto sentito parlare di lei!”
“Ora facciamo presto!” intervenne Dorothy. “Siete pronte?”
“Ancora un attimo!” disse Silvia “Dobbiamo sistemare meglio quel fiocco…”
“Sbrigatevi!” disse Dorothy con impazienza. “È ora di andare! Quel fiocco va benissimo…”
“Ecco! Ecco!” esclamò Silvia. “Ho finito! Ora possiamo andare!”
“Ascoltate!” disse Dorothy. “Con la Signora Mac Lean abbiamo pensato che la Signora Nora accompagni all’altare Peter e la Signora Silvia accompagni Paul. Perché la madre non può accompagnare tutti e due!”
Silvia e Nora si scambiarono uno sguardo sorridendo e dissero insieme:
“Va benissimo! Senz’altro!”
“Voi andate con i vostri rispettivi padri. Ma appena incontriamo il gruppo degli scozzesi, salutate i vostri sposi”.
“Grazie del consiglio!” disse Vittoria ridendo.
“Era ovvio! Lo so!” rispose Dorothy, ridendo a sua volta. “Nel corteo mandiamo avanti prima le vallette e i valletti. Poi seguirete voi, poi si aggiungeranno gli sposi, seguiti dal coro venuto da Edimburgo, e poi gli altri. Va bene?”
“Sì, certo!”
“È tutto chiaro?
“Chiarissimo!”
“Dunque ora andiamo, e voi due, quando usciamo nel prato, prendete sotto braccio i vostri rispettivi padri!”
“Ok!”
Il gruppo si mosse e in breve raggiunse l’atrio della casa padronale e uscì dal portone.
La folla che era nel prato antistante la casa si voltò e tutti rimasero ammirati delle bellezza delle spose, con i loro abiti bianchi, semplici ed eleganti, e il velo bianco che ornava come un’aureola i loro visi sorridenti di felicità.
“Viva le spose!” gridò qualcuno. E subito scrosciò un caloroso applauso.
“Ora” disse Dorothy “fateci passare. Le vallette e i valletti si mettano in fila davanti alle spose e gli altri seguano. John, per favore, va’ a dire al Signor Thomas e al Signor Alessandro che vengano qui a prendere sotto braccio le loro figlie!”
Poco dopo i padri delle due spose arrivarono di corsa e presero il posto loro assegnato accanto a Vittoria e a Margaret. La folla fece ala, le spose con i loro rispettivi padri procedettero, davanti a loro si misero in doppia fila una decina di bambine e bambini vestiti di tuniche bianche, capitanati da Deborah a destra e ad Bethwyn a sinistra, dietro le spose si accodarono Nora e Silvia, seguite dai coniugi Mac Lean, da Dorothy e John, da Emma e Charles, da Henry e Lucy, da Philip, da Edith e da tutto il resto dei partecipanti.

Il canto dell’addio

Padre David, rivestito dei paramenti sacri, con a fianco Horace e Elliot, in talare e cotta bianca, dalla soglia della chiesa, dove sostava in attesa, vide apparire in cima alla salita i visi ingenuamente emozionati e sorridenti di Deborah e di Bethwyn, seguiti dal gruppo delle vallette e dei valletti, con le loro tuniche bianche.
Dietro di loro seguivano le due bellissime spose, tenute sotto braccio dai rispettivi padri, gli sposi, con a fianco le madri di Vittoria e di Margaret, e poi la folkloristica duplice fila del coro scozzese, con le caratteristiche uniformi di militari e di crocerossine.
Dopo aver contemplato per un attimo il viso esaltante delle spose e le rassicuranti figure dei due gemelli in alta uniforme, l’attenzione di Padre David si concentrò sul coro di Edimburgo. Gli dava un senso di pace e di gioia vedere un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze dedicarsi con passione al canto sacro e popolare e curare con tanto entusiasmo la disciplina e i segni esteriori di appartenenza, anche nell’abbigliamento. Il loro abito era un programma di dedizione ordinata e coordinata al bene di tutti e la sua stessa bellezza estetica trasmetteva un messaggio di forza interiore e di generosa disponibilità.
Le riflessioni del sacerdote furono interrotte dall’accostarsi del gruppo all’ingresso della cappella. Le vallette fecero ala e le spose e gli sposi gli si avvicinarono. I genitori di Vittoria e Margaret si fecero da parte e Padre David, prendendo per mano prima Vittoria e poi Margaret, le pose accanto ai rispettivi sposi e, dopo aver salutato cordialmente questi ultimi, si inoltrò nella cappella con i suoi accoliti, seguito dalle due coppie di sposi, dalle vallette e dai valletti, dal coro e dalla folla dei partecipanti.
Sebbene la cappella non fosse molto grande, si trovò sufficiente spazio perché i valletti e le vallette facessero ala intorno agli inginocchiatoi degli sposi, senza impedire la vista ai loro parenti ed amici, e il coro si sistemasse comodamente a destra e a sinistra dell’altare.
I familiari più stretti degli sposi occupavano i primi banchi e ben presto si videro alcune lacrimucce spuntare negli occhi di Nora e di Silvia, mentre contemplavano commosse le figure incantevoli delle loro figlie e l’espressione, nello stesso tempo seriamente concentrata e profondamente felice, dei loro visi.
Anche Peter e Paul, in modo diverso, esprimevano la consapevolezza della solennità di quel momento.
Peter non sapeva distogliere lo sguardo da Margaret, la quale invece teneva timidamente gli occhi bassi. Paul, al contrario, si limitava a sbirciare ogni tanto Vittoria con un’espressione che esprimeva una sorta di meraviglia e di sorpresa per l’eccezionale bellezza della sposa con il suo abito bianco in quel momento particolare. Vittoria sorrideva felice e ricambiava i timidi sguardi di Paul con un’espressione affettuosa e indulgente.
La cerimonia si svolse con semplicità e con partecipazione da parte di tutti i presenti. I valletti e le vallette, soprattutto Deborah e Bethwyn, si sentivano investite di un grande onore nell’accompagnare un rito così importante, in cui erano protagoniste persone a loro legate con un vincolo di speciale affetto. Il coro lasciò tutti estasiati per la bellezza dei canti e l’eccellenza dell’esecuzione.
Nell’omelia Padre David disse poche ed essenziali parole, che lasciarono un’impronta profonda nel cuore degli sposi e di tutti i partecipanti.
Al momento del giuramento, nella cappella si fece un grande silenzio e tutti si sporsero in avanti per non perdere nulla di un avvenimento così solenne.
Gli sposi e le spose pronunziarono le sacre parole del loro impegno indissolubile, Peter e Vittoria con accento fermo e squillante, Paul e Margaret con voce più timida e tremante, ma gli uni e gli altri con profonda emozione e con immensa felicità.
Deborah e Bethwyn portarono i vassoi con gli anelli con scrupolosa serietà, tutte comprese dal ruolo solenne che avevano l’onore di svolgere.
Poi la messa proseguì accompagnata dai canti eseguiti con grande maestria dal coro scozzese.
Al momento della comunione gli sposi e le spose si inginocchiarono e, dopo aver ricevuto il sacramento sotto le due specie, chinarono il capo restando a lungo assorti nella preghiera di ringraziamento. Negli occhi di Margaret spuntarono alcune lacrime.
Prima della conclusione della messa, Edith uscì dal banco e, dopo aver scambiato qualche parola con il sacerdote, andò all’ambone delle letture.
Dopo che gli sposi si furono seduti, la ragazza si schiarì la voce e disse:
“Carissime Vittoria e Margaret e carissimi Peter e Paul, ho l’incarico di trasmettervi i più sentiti auguri da parte di tutte le nuove oblate benedettine ecumeniche, che purtroppo, tranne Dorothy ed io, non sono potute essere presenti. Ve le ricordo tutte: Susanna, Kitty, Caterina, Giulia, Linda e Marina. Ai loro auguri si aggiungono quelli dei loro sposi o fidanzati Tonino, Patrick, Luca, Stefano – che è qui con noi – Lorenzo e Guido. E devo anche aggiungere gli auguri più cari e le preghiere più fervide da parte dell’Abbadessa, di Suor Bridget e di tutta la comunità delle monache di Acquafredda, di cui ora fanno parte, come postulanti, anche Francesca e Serena.
“Carissime Vittoria e Margaret, sapete che tutte noi oblate abbiamo fatto finora il cammino insieme a voi, e anzi, siete state voi a precederci con il vostro impegno e il vostro giuramento di dedicare la vostra vita a lavorare per salvare i giovani dagli inganni del mondo e condurli alla vera felicità. Questo vostro giuramento è stato come il misterioso seme, il granello di senape da cui si è sviluppato non solo l’albero delle nuove oblate, ma anche tante altre cose meravigliose, come l’istituzione di Erika House, la vocazione di Francesca e di Serena, la pace e serenità nell’animo di Lorenzo, nonostante i lunghi anni di carcere che ancora lo attendono.
“Ora incomincia per voi una nuova vita. Ma noi siamo certe che questa nuova vita non sarà che il prolungamento di quella che avete vissuto finora e che la vostra missione di bene proseguirà con l’opera di ospitalità che, insieme a Dorothy e a John – e vorrei dire anche, alla Signora Elizabeth Baker, che certamente in questo momento, insieme alla mia povera sorella Erika, ci guarda dal cielo – volete sviluppare qui ad Oak Farm. In questa nuova fase della vostra vita e della vostra missione tutte noi vi promettiamo di esservi sempre vicine e di continuare a collaborare con voi, certe di un impegno reciproco da parte vostra.
“Grazie Vittoria! Grazie Margaret! Non so esprimere a parole quanto tutte noi vi amiamo!”
Le calde parole di Edith furono salutate da un caloroso applauso, mentre Vittoria e Margaret, con le lacrime agli occhi, si alzavano dai loro posti per abbracciarla.
Quando gli animi si furono calmati, il sacerdote dette la benedizione e fece poi cenno alla Signora Mac Lean di farsi avanti.
“Scusate!” disse quest’ultima. “Vi sembrerà scontato, convenzionale e quasi banale concludere con ‘Auld Lang Syne’. Ma come si può pensare che un coro scozzese lasci passare un momento così commovente senza cantare ‘Auld Lang Syne’? Perdonateci, quindi, questa debolezza! Noi vogliamo offrire ai nostri figli, a queste carissime nostre nuove figlie, ai loro genitori, fratelli, sorelle e a tutti voi presenti il segno di tutto il nostro amore con la canzone ‘Auld Lang Syne’, che è un canto di lontananza, ma è anche un canto di vicinanza! Prevediamo, infatti, di separarci, eppure sentiamo che nello stesso tempo resteremo sempre uniti!”
Tutti applaudirono e il coro intonò le note nostalgiche della celebre canzone scozzese, diffusa in tutto il mondo.

E con le note di questo canto ci congediamo anche noi dalle nostre care Vittoria e Margaret e dal nutrito gruppo dei loro amici ed amiche. Ormai la loro adolescenza è finita e incomincia per loro la fatica dell’età adulta. Preferiamo essere discreti e non intrometterci nelle vicende della loro vita coniugale.
Salutandole, auguriamo loro tanta felicità e tanti frutti di bene nell’adempimento della loro missione, e le ringraziamo di cuore per i momenti di emozione che abbiamo a lungo condiviso con loro e con gli altri del loro gruppo, sperando che, oltre a partecipare con gioia alle loro avventure, abbiamo anche imparato qualche cosa di buono che porteremo scolpito per sempre nel nostro cuore.