Un appello a tutti i cattolici e agli uomini ragionevoli

Premesso che personalmente non approvo, nel confronto politico, i toni troppo accesi, gli attacchi personali e i processi alle intenzioni, soprattutto tra persone che si riconoscono negli stessi principi e ideali, in questo mio intervento non intendo affrontare il problema di chi, tra i cattolici contrari a una riedizione del centro sinistra e delle larghe intese, ha aperto per primo il fuoco amico, di chi ha continuato o di chi ha passato maggiormente la misura. Il mio sarà un ragionamento rigorosamente realistico, un vero calcolo della più terra terra “real Politick” – qualcosa come il famoso “conto della serva”.
Per introdurre il mio discorso prenderò a prestito un esempio tratto dall’aeronautica.
Nell’aeronautica si parla del cosiddetto “punto di non ritorno”. Con questa espressione si indica il momento in cui l’aereo ha superato la metà del precorso e quindi, anche in caso di pericolo, non avrebbe più alcun vantaggio a tornare alla base di partenza.
Può succedere che un pilota imprudente prenda il volo per una meta lontana in condizioni atmosferiche proibitive. In tal caso vi sranno molti che protesteranno e scongiureranno il pilota di non partire, ovvero, se è già partito, di tornare indietro al più presto per evitare la possibile morte dei passeggeri. Tra gli stessi passeggeri che in un primo tempo erano ignari della situazione e che poi si sono resi conto del pericolo, ce ne saranno molti che insisteranno presso il pilota perché torni indietro. Ma una volta superato il punto di non ritorno, proprio per coerenza con lo scopo di non perdere vite umane, sia gli operatori di terra che erano contrari al volo, sia i passeggeri preoccupati per la propria sorte si guarderanno bene dal consigliare al pilota di tornare indietro! Al contrario, gli diranno: “Non dovevi partire, ma ormai che sei partito e che hai superato il puto di non ritorno devi a tutti i costi arrivare alla meta, e, anzi, tutti ti aiuteremo!”. Sarebbe certamente molto singolare l’operatore o il passeggero che, per mantenere il punto e ribadire la propria ostilità al pilota, insistesse che, essendo la sua decisione inopportuna, per punizione deve tornare indietro. “Fiat iustitia, et pereat mundus!”.
Veniamo ora alla situazione attuale della campagna elettorale e del Popolo della Famiglia.
Sappiamo bene che una parte del mondo cattolico che condivide i principi non negoziabili non ha approvato la formazione di un partito esplicitamente ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, come è il Popolo della Famiglia. Che questa disapprovazione fosse giusta o meno ora non ci interessa. Ciò che dobbiamo considerare sono i fatti nudi e crudi.
Quale è stato l’argomento principale su cui si è insistito fin dal principio da parte degli oppositori al Popolo della Famiglia? Che non bisogna sprecare i voti per uno scopo vano. Non so se fino ad una certa data si poteva, forse, sperare di ottenere che quanti mostravano simpatia per il Popolo della Famiglia orientassero, invece, il loro voto verso il centro destra, in modo che i voti non si perdessero e che la coalizione di centro destra ne risultasse rafforzata.
Ma siamo realisti: ora questa ipotesi non regge più! Il Popolo della Famiglia esiste, che sia o meno la soluzione più auspicabile, e mostra di attirare un sempre maggior numero di consensi, grazie anche al lavoro assiduo di innumerevoli volontari fortemente motivati. Come sarebbe pensabile che una mattina i suoi responsabili si alzassero e dicessero: “D’accordo, abbiamo cambiato idea! Ora sciogliamo il partito e invitiamo tutti i simpatizzanti a votare per il centro destra!”. È ovvio che, anche se volessero, non potrebbero fare un passo del genere. Né è più realistico pensare che un elettorato che sta crescendo rapidamente con tanto entusiasmo, all’improvviso tutto in blocco arresti il suo slancio e ripieghi zitto zitto verso il centro destra.
Siamo ormai giunti al punto di non ritorno e qualsiasi ipotesi di un ritorno alla base sarebbe un pura fantasia insensata.
A questo punto, dunque, ogni persona ragionevole che condivide gli stessi ideali dovrebbe ragionare come gli operatori di terra o i passeggeri del volo che abbiamo prima ipotizzato. Dovrebbero, cioè, dire: “Hai fatto male a partire, ma ormai il viaggio è andato troppo oltre per tornare indietro. Proprio per non perdere centinaia di migliaia di voti l’unica cosa ragionevole è che ora vai diritto verso la meta. In questo caso la meta che sola permetterà di non perdere tutti quei voti di cattolici contrari al centro sinistra e alle larghe intese è il raggiungimento del tre per cento, con il quale soltanto si avranno numerosi esponenti cattolici in parlamento, se pure in uno schieramento diverso da quello che noi preferiremmo. Anche noi, dunque, sebbene non abbiamo approvato il volo, ora ti aiuteremo a salvare l’equipaggio e i passeggeri – ovviamente senza compromettere la nostra strategia!”.
L’invito, dunque, che vorrei fare a tutti i cattolici e alle persone sensate che condividono lo scopo di mandare le sinistre all’opposizione è di favorire, se ciò è possibile senza nuocere ai propri indirizzi politici, il raggiungimento del tre per cento da parte del Popolo della Famiglia, o almeno di astenersi, d’ora in poi, da ogni azione rivolta ad ostacolare il conseguimento di detto obiettivo. Ciò proprio per ottenere lo scopo, già tante volte dichiarato, che una marea di voti non vada perduta.
Se qualcuno porterà argomenti validi contro questo ragionamento, li discuterò volentieri. Ma non saprei che pensare di chi, senza apportare ragioni, disprezzasse questo appello e si ostinasse a cercare di dissuadere gli elettori dal voto al Popolo della Famiglia, preferendo il rischio di vanificare un numero enorme di voti favorevoli ai principi cattolici e di spianare, così, l’autostrada ad una replica del governo di centro sinistra e di larghe intese anziché desistere dal desiderio di mostrare la propria ostilità verso persone e orientamenti a lui non congeniali.
Sarebbe come l’operatore o il passeggero che, perché è infuriato contro il pilota imprudente, insistesse con rabbia che l’aereo ritorni alla base, quando ormai ci si sta avvicinando alla meta.
“Fiat iustitia, et pereat mundus!”

di Don Massimo Lapponi

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