Un convegno sulla cultura benendettina e sulla famiglia

Il monastero di San Pietro di Modena promuove un’originale inziativa ispirata alle intuizioni del Beato Cardinale Ildefonso Schuster
di Don Massimo Lapponi

In un memorabile discorso tenuto a Montecassino il 21 marzo 1942 – lo si può leggere integralmente tramite questo link: https://massimolapponi.wordpress.com/cristo-e-san-benedetto-che-moltiplicano-il-pane-eucarstico/ – il Beato Cardinale Ildefonso Schuster, come mosso da un’ispirazione profetica, prevedeva un tempo, da lui supposto dopo la fine della guerra allora in corso, in cui «sarà nuovamente alla Chiesa che la Provvidenza Divina affiderà l’arduo compito della ricostruzione di questo desolato mondo. Il Pontificato Romano allora indubbiamente avrà al suo fianco la sacra Gerarchia coi diversi Ordini regolari. Ma io fin d’ora prevedo, che alla famiglia benedettina sarà riservata una sua particolare missione».

Di quale missione parla il Beato Schuster?

« Dopo la guerra» egli prosegue «avremo da riparare le sue immani rovine ed allora sarà già molto se il Clero così regolare che secolare potrà bastare all’ordinario ministero pastorale nelle parrocchie.

Come, a quanto sembra, il santo cardinale si era ingannato sul tempo che il Signore riservava alla futura missione del suo ordine, così possiamo dire che egli, nelle parole riportate, abbia involontariamente sminuito il senso del «pane spirituale di San Benedetto» e ristretto la schiera dei suoi destinatari laici. Infatti, condizionato dai limiti del suo tempo, lo Schuster sembra far coincidere quel pane con le scienze e le arti sacre e riservarne la distribuzione soltanto «alle future generazioni di studiosi e di studenti».

Senza ovviamente negare la forte presenza delle scienze ed arti sacre nella tradizione benedettina e l’importanza delle classi intellettuali della società, notiamo, tuttavia, che nella Regola benedettina non si fa esplicita menzione né delle une, né delle altre, ed è lo stesso Beato Schuster a farcelo osservare, con felice incoerenza, nel medesimo discorso, quando afferma: «Al Signore che nuovamente va in cerca, non già di dottori, di predicatori, di uomini di genio, ma semplicemente di quelle anime di dedizione cui Dio onora col titolo glorioso di operai suoi: operarium suum, san Benedetto nella Regola c’invita a rispondere: presente! Quod si tu audieris, respondeas: ego».

Certamente! San Benedetto non cerca, per prima cosa, dotti cultori delle scienze e delle arti sacre, bensì «quelle anime di dedizione cui Dio onora col titolo glorioso di operai suoi».

Dunque, in cosa consisterà, nella sua essenza, «il pane spirituale di San Benedetto», che dovrà essere comunicato «anche ai laici»? Le ultime parole dello Schuster che abbiamo riportato ce lo suggeriscono: consisterà nella «scuola del servizio divino» – come San Benedetto definisce ciò che egli intende realizzare – alla quale essi possano apprendere come divenire parte «di quelle anime di dedizione cui Dio onora col titolo glorioso di operai suoi».

A giudizio dell Schuster, infatti, la Provvidenza divina «ha disposto che il Patriarca, prima a Subiaco, poi in questa Acropoli Cassinese aprisse e fondasse un’alta Schola di santità, dove insegnando l’arte sublime della rinunzia a se medesimo per porsi a servizio del Signore – Dominici Schola servitii – si preparassero i futuri operai di Dio per la rinnovazione dell’Europa di domani».

Dunque lo Schuster prevede un tempo in cui gli insegnamenti dell «scuola del servizio divino» – che, come si è detto, non si riferiscono direttamente alle scienze e alle arti, bensì alla «rinunzia a se medesimo per porsi a servizio del Signore» – costituiranno il pane spirituale necessario per nutrire i popoli e per il rinnovamento della società.

«La società del dopo guerra» egli afferma «sarà forse quella che disillusa ormai dei sistemi umani, cercherà il Signore. La famiglia di san Benedetto è espressamente chiamata a soddisfare a questa brama, ed in grazie della Regola e della liturgia cattolica che essa rivive in maniera meravigliosa, potrà contribuire moltissimo a codesta rieducazione dei popoli allo spirito del Cristianesimo».

E qui il pensiero del nostro Beato è inequivocabile: sarà il dettato stesso della Regola, insieme alla preghiera liturgica, come essa è curata nei monasteri, a costituire il pane che dovrà essere condiviso dai monaci con il popolo fedele per il rinnovamento della società.

Ma lo Schuster non si ferma qui. Egli sente che i monaci hanno molta strada da fare per prendere coscienza di questa missione che il Signore ha loro riservato per i nostri tempi.

« È però necessario» egli dice «che la spirituale famiglia del Patriarca Cassinese acquisti sempre meglio coscienza del posto storico che la Provvidenza le ha assegnato, e vi si renda ognor più idonea».

Ed egli esorta i suoi monaci ad un ardente spirito missionario:

«Qui il mio spirito si estende, per abbracciare un orizzonte ancor lontano; e quasi divinando le future pacifiche conquiste riservate ai Figli del Santo Patriarca, ricorda oggi a voi, o Ven. Fratelli, che fu soprattutto il pensiero missionario quello che nel VI secolo condusse san Benedetto a Casinum».

Dai contestatori sessantottini, anche nello stesso ambito monastico, lo Schuster era visto come il tipico rappresentante del “monachesimo tradizionale”, inteso come “clausura” sclerotica ad ogni sollecitazione del mondo moderno e ad ogni compromissione con la società esterna. Ma di fatto il suo pensiero, come appare da questo discorso, lungi dall’essere sclerotizzato nel passato e in una clausura fuori dal mondo, addita ai monaci un’immensa missione apostolica e sociale per il nostro tempo, ed appare così poco conservatore che il monachesimo “conservatore”, dal tempo della sua scomparsa, sembra non averlo ancora né ascoltato né, tanto meno, fatto proprio.

Forse i tempi non erano ancora maturi e, come abbiamo visto, lo Schuster stesso si ingannava pensando che la sua profezia si sarebbe realizzata subito dopo la guerra. Forse bisognava aspettare che la cellula fondamentale della società, la famiglia, fosse profondamente intaccata nella sua sostanza perché apparisse in piena luce come l’insegnamento di San Benedetto, per poter preparare «i futuri operai di Dio per la rinnovazione dell’Europa di domani», dovesse essere proposto quale guida risanatrice della stessa vita quotidiana familiare. Questo lo Schuster non lo aveva previsto, perché i guasti della vita familiare ancora non si erano pienamente manifestati. Ma egli aveva indicato la strada, e l’applicazione diretta della Regola alla vita delle famiglie umane non fa che apportare un complemento necessario al suo pensiero, senza il quale rimane non chiarito in che modo la scuola del servizio divino possa divenire il pane spirituale da comunicare anche ai laici.

Seguendo e sviluppando, dunque, l’insegnamento dello Schuster, l’Ordine Benedettino vuole ora portare il suo contributo a quella rivalorizzazione della vita familiare che è al centro di tanti movimenti spirituali, culturali e politici. In preparazione delle elezioni regionali dell’Emilia Romagna, molti movimenti si sono fatti presenti per promuovere un ritorno dell’attenzione della Chiesa, della cultura, della scuola e soprattutto della politica alla vita familiare. Tutto questo grande interesse non potrebbe essere troppo lodato. Le proposte fatte da tanti, per il reddito di maternità, per le necessarie agevolazioni fiscali a favore della famiglia e dell’impresa familiare, per la possibilità, a tutti garantita, di una scelta scolastica libera e consapevole, sono iniziative di grande spessore per la promozione della vita familiare. E tuttavia esse risulterebbero sostanzialmente indebolite e menomate se alle stesse non si affiancasse un più profondo risanamento della vita delle famiglie che penetrasse nelle stesse strutture portanti della loro esistenza quotidiana.

Infatti il primo nemico delle famiglie moderne non è la politica ad esse indifferente o ostile, bensì quel degrado che già molti decenni va corrodendo la stessa pratica giornaliera, quale si vive tra le pareti domestiche. È questo avversario interno, che costituisce una vera e sempre più incidente diseducazione, che va combattuto, affinché tutte le altre iniziative a favore della famiglia possa avere tutto il loro effetto.

Sarà proprio questo lo scopo della missione benedettina: far penetrare lo spirito dell’educazione benedettina ad una felice vita quotidiana condivisa nelle pareti domestiche delle nostre famiglie di oggi.

A questo fine il Priore dell’Abbazia di San Pietro di Modena, Don Stefano De Pascalis, ha organizzato, la sera di sabato 18 gennaio, alla vigila della consultazione elettorale regionale, un convegno dal titolo: “Vita, famiglia, educazione, lavoro. Ricostruire l’Europa applicando la Regola di San Benedetto”. Ad esso sono invitati laici e religiosi, operatori culturali, esponenti del mondo della scuola e delle forze politiche, e soprattutto genitori e membri delle famiglie stesse.

Il Professor Bernardino Manzocchi, docente presso il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo a Roma, introdurrà il discorso sull’applicazione alla vita familiare della cultura e della spiritualità benedettina. L’Avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita e di Nova Civitas, parlerà dell’influenza e dell’attualità della Regola di San Benedetto nella società occidentale. Infine il Professor Manzocchi illustrerà, con l’ausilio di una schermo, la scuola online “La corona di dodici stelle”, realizzata già da quattro anni dall’Abbazia Benedettina di Farfa a sostegno delle famiglie nella loro vita quotidiana. L’iniziativa benedettina, infatti, non si è limitata a fare discorsi teorici, ma ha cercato di intrecciare rapporti concreti con le famiglie al fine di aiutarle a mettere in pratica il relativo progetto di risanamento della vita familiare. Nel far questo ha potuto toccare con mano la necessità di accompagnare le famiglie da vicino in questo impegno di rinnovamento. Da questa presa di coscienza è nata la decisione di creare la scuola online per le famiglie. Essa purtroppo non è abbastanza conosciuta. Sarà, dunque, uno dei fini del convegno di Modena di permettere a più numerose famiglie di accedere ad un sussidio che riteniamo prezioso e che è stato ideato per loro.

L’Ordine Benedettino non è un partito politico e non cerca, perciò, di raccogliere voti. Tuttavia intende far sentire la sua voce in preparazione alla consultazione elettorale emiliano-romagnola allo scopo di richiamare tutte le forze politiche e culturali interessate ad un cambiamento sostanziale a favore della famiglia sulla necessità di estendere il cambiamento a quel rinnovamento spirituale e umano profondo al quale può sostanzialmente contribuire una rinnovata lettura della Regola di San Benedetto e senza il quale le altre lodevoli iniziativa vedrebbero la loro efficacia fortemente diminuita.