Una mirabile illustrazione della missione del sacerdozio cattolico: “Henri Perreyve” di Alphonse Gratry

È in programma, da parte dell’Editore Chorabooks, per il 24 aprile, Giovedì Santo, la pubblicazione in forma di ebook del volume di Alphonse Gratry (1805-1872) “Sacerdote di Cristo: Henri Perreyve (1831-1865) prete dell’Oratorio” . La data è stata scelta apposta, essendo il volume in questione una splendida celebrazione del sacerdozio cattolico.
Non risulta che quest’opera, pubblicata per la prima volta nel 1866, sia stata mai prima d’ora tradotta in italiano, come è invece il caso di molte altre opere dell’illustre oratoriano.
Il destino di Alphonse Gratry è veramente singolare. Questo sacerdote, fervente e geniale – di cui Leone XIII ebbe a dire: «fu un grande ingegno e un nobile cuore» – se da una parte fu per moltissimi, e in particolare per la gioventù studiosa cattolica, una guida luminosa e una fonte di ispirazione, la sua posizione in qualche modo unica nel panorama spirituale del secolo XIX lo rese un po’ alla volta estraneo alle tendenze che andavano sempre maggiormente affermandosi, cosicché si giunse infine a dimenticarlo.
Forse la spiegazione di questo ingiusto oblio è nel fatto paradossale che egli era troppo “moderno”. La cosa può sembrare strana, ma si capirà meglio se si precisa che egli fu “moderno” nel senso più vero della parola: egli fu, cioè, luminosamente moderno, capace, come pochi altri, di rispondere adeguatamente alle più essenziali istanze dei nuovi tempi. Al contrario, molti dei più acclamati “maestri” delle folle troppo spesso sono “moderni” soltanto nel senso che si adeguano alle mode dominanti. La loro “modernità”, perciò, anziché illuminare, finisce per confondere e annebbiare la vista.
Ma, se pure in modo originale, Gratry fu moderno, e per questo si distinse anche da certe tendenze molto forti, presenti nella Chiesa, le quali, per quanto abbiano avuto grandissimi meriti, non hanno avuto, però, la stessa consapevolezza delle sfide che il mondo moderno poneva al pensiero e alla vita dei credenti.
Questa caratteristica dell’opera del Gratry si manifesta meravigliosamente nel volume sul suo confratello, morto in giovane età, Henri Perreyve, che, più che una biografia, è una profonda e geniale meditazione sul sacerdozio cattolico.
Ma in che senso, dunque, Gratry è “moderno” in modo più unico che raro? Nel senso che egli ha saputo valorizzare al massimo i tempi moderni senza scendere in alcun modo a patti con quanto di malsano e di corrotto vi è nella modernità. E, ciò facendo, egli ha messo in luce in modo mirabile il ruolo fondamentale del sacerdozio cattolico nella società moderna.
Vale la pena di seguire il filo conduttore del suo pensiero.
Come in tutta la storia del mondo – egli osserva – anche nel nostro tempo vi sono tendenze che lo qualificano. Vi è, infatti, nel mondo contemporaneo un movimento che trascina, in un modo o nell’altro, tutti gli uomini e tutti i popoli. Ora, ogni movimento, nessuno escluso, viene da Dio, anche se poi gli uomini lo corrompono e, invece di adempiere la missione che Dio affida a ciascun secolo, lo pervertono verso i propri fini meschini.
Chi ha un po’ di familiarità con la filosofia, dovrebbe riconoscere dietro l’affermazione del Gratry che ogni movimento, nessuno escluso, viene da Dio, un’eco della dottrina aristotelica, fatta propria e rinvigorita da San Tommaso d’Aquino. Il pensiero espresso dal Gratry, infatti, richiama in modo particolare la prima della famose “cinque vie” di San Tommaso. Ma come la dottrina aristotelico-tomista viene immensamente dilatata dall’applicazione che ne fa il Gratry!
Non solo il movimento fisico del mondo, ma lo stesso spirito umano nella sua storia è mosso da Dio creatore! E il fatto che, con il suo libero arbitrio, l’uomo finisca così spesso per usare lo slancio a lui dato dall’ispirazione divina per perdersi verso fini inutili o dannosi, non toglie nulla alla sublimità del movimento impresso dalla Prima Causa.
Ma se il movimento iniziale è divino, e se seguirlo nella direzione voluta da Dio significa attuare il suo piano nella storia del mondo, è chiaro che la perversione che ad esso ha conferito la colpa dell’uomo non fa che frenare tragicamente il cammino dell’umanità sulla strada voluta dal Creatore.
Ecco, dunque, il più grande dovere dell’uomo: rettificare le storture introdotte dal cattivo uso del libero arbitrio umano per ritrovare e attuare il disegno originale di Dio. Se il movimento, come tale, è divino, esso può essere offuscato dalla sua degradazione, ma non può essere cancellato nella sua originaria bontà.
Ma a chi spetta in modo eminente e sostanziale operare questa purificazione del movimento del mondo? Ovviamente al sacerdozio cattolico, il quale non si occupa di questioni particolari della vita umana, ma va direttamente al suo centro, al suo significato essenziale!
Per questo, osserva il Gratry, l’attuale – e che direbbe oggi! – scarsezza del clero cattolico causa un enorme ritardo nel progresso del genere umano! E per questo, tra i doni propri del sacerdozio, quello che maggiormente deve essere stimato, e che fu prediletto dal giovane Henri Perreyve, è il “dono della profezia”, con il quale si diviene capaci di parlare agli uomini del proprio tempo per mostrare loro in quale modo mirabile l’eterna dottrina cristiana sveli il segreto delle vere aspirazioni, della vera vocazione divina del proprio tempo.
Se il sacerdozio non farà questo – osserva il Gratry – se oltre a condannare la perversione, condanna anche il movimento divino, se perciò parla una lingua che il mondo non può intendere, allora i secoli a venire vedranno una progressiva emarginazione della Chiesa dal mondo, fino a quando finalmente non si prenderà coscienza dell’errore commesso.
Gli ideali di libertà del secolo XIX, nei quali il Gratry vedeva riflettersi la tragica dialettica del movimento iniziale e della sua perversione, non sono più esattamente quelli dei nostri tempi. E tuttavia essi sono i loro antenati, e ancora sentiamo presente la loro ispirazione nel clima della società attuale. Per questo il pensiero del Gratry, quale è espresso nel volume su Henri Perreyve, appare profondamente attuale e, riletto oggi alla luce di una più sofferta coscienza del dramma dei tempi nuovi, costituisce una mirabile illuminazione, per il clero cattolico e per la gioventù in ricerca, sulle vie da seguire per adempiere la missione più alta che Dio abbia affidato agli uomini.

di Don Massimo Lapponi

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