Una pagina originale

Dal “Sistema delle contraddizoni economiche o la filosofia della miseria” (1846), cap. XIII, di Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865), socialista anarchico-federalista

Non è vero, nell’ordine della società, che tutti gli uomini siano predestinati al matrimonio o alla paternità, benché tutti lo siano all’amore. È un privilegio dell’uomo di poter vivere, grazie al solo sviluppo della virtù e senza perdita dell’amore, in una perfetta verginità. Così, uua volta passata la follia amorosa che tormenta questa generazione, il numero dei vergini, di quelli – dice il Vangelo – “qui se castraverunt propter regnum coelorum”, deve aumentare ogni giorno; e se si domanda chi sono quelli che, avendo la facoltà di sposarsi, consentiranno ai sacrifici del celibato, rispondo senza esitare: quelli stessi che oggi vivono nel libertinaggio. Il celibato, viziato nei suoi motivi e nelle sue cause, ridiverrà onorevole e puro: questa è la legge dei contrari, la legge che per noi è la stessa parola del destino.
Il cristianesimo ha avuto il presentimento di questo avvenire quando ha esaltato la verginità al di sopra di tutte le virtù e ne ha fatto un obbligo per i suoi preti. In ciò, come in tante cose, il cristianesimo è stato profetico: era la spontaneità sociale che, per sollecitazione del popolo, si esprimeva attraverso la bocca dei papi, in attesa che la riflessione parlasse direttamente attraverso gli scritti dei filosofi. Il crstianesimo ha prodotto l’idea dell’amore casto, del vero amore; ha considerato la donna, non come l’associata o l’eguale dell’uomo, ma come parte indivisa della persona umana, “os ex ossibus meis, et caro ex carne mea”. Esso ha distinto l’amore coniugale dagli altri amori, mentre l’indiano lo confondeva con l’amore fraterno, l’arabo lo sminuiva al di sotto del concubinato, con la poligamia e la servitù, il romano lo assimilava all’amore paterno nella legge che fa entrare la madre nella successione per una parte uguale a quella di ciascuno dei suoi figli. Il cristianesimo, infine, ha rivelato al mondo la forma più pura dell’amore nella verginità volontaria, che non è altro, secondo l’insegnamento della Chiesa, che l’unione mistica dell’anima con Cristo, cioè un fidanzamento perpetuo.
Cosa è, infatti, che l’uomo adora in sua madre, in sua sorella, nella sua amante, nella sua sopsa, nella sua figlia? È se stesso, è l’ideale dell’umanità, che gli appare nella forma più seducente e più tenera. La mitologia e il linguaggio ce lo rivelano. L’uomo ha femminizzato tutte le sue virtù; ha votato loro un culto, non come a dei, ma come a dee. Temide, Venere, Igea, Pallade, Minerva, Ebe, Cerere, Giunone, Cibele, le Muse, cioè la giustizia, la bellezza, la salute, la saggezza, l’eloquenza, la giovinezza, l’agricoltura (l’economia politica degli antichi), la fedeltà coniugale, la matrenità, le scienze e le arti! Il sesso di questi nomi e di queste divinità mostra meglio di qualsiasi analisi, di qualsiasi testimonianza, ciò che in ogni tempo la donna è stata per l’uomo.
Ora, esistono delle anime in cui il senso estetico e l’amore che esso genera è così vivo e così puro, che esse non hanno bisogno, per così dire, di alcuna immagine o realtà per cogliere l’ideale umano che adorano: o piuttosto, questo ideale si rivela ovunque ugualmente ai loro occhi; come diceva di se stesso il celebre David, la bruttezza per loro non esiste; la loro anima è troppo alta, la loro intelligenza troppo pura perché esse la scorgano. Fénelon, Vincenzo de Paoli, Santa Teresa, tanti vergini e tanti santi! Per questi cuori “d’élite” uno sposo, una sposa, dei figli, sono cose superflue; le forme visibili dell’amore sono al di sotto di loro, sono dei “ritratti” che, più che aiutarli, li tormentano; essi godono dell’amore senza reazione. Il genere umano tutto intero tiene per loro il luogo di padri, di madri, di fratelli e di sorelle, di sposi e di spose, di figli e di figlie. Ogni altra unione sarebbe per loro una degradazione, un supplizio.