Una prospettiva antica e nuova per il risveglio delle famiglie claustrali e della loro missione nel mondo

(inedito)

«Mentre… Gregorio Magno… dopo la guerra, la fame e la peste, dopo gli incendi e la desolazione delle cento città italiane, nel lontano orizzonte scopre già il finimondo che si avvicina, tutti codesti tremendi avvenimenti si direbbe invece che impressionino sì poco san Benedetto, che non è affatto dato di scoprirne neppure la minima allusione nei settantatre capitoli della Regola.
«La cagione, a mio umile avviso, si è, che l’anima sua è rapita in Dio assai più alto di quello che possa raggiungere il fragore dei tuoni e delle folgori nell’inferiore stratosfera. Piuttosto che recitare con Gregorio l’elogio funebre dell’Impero Romano, il Patriarca Cassinese nel suo Codice monastico viene invece già tracciando le linee generali d’un piano di ricostruzione spirituale d’un mondo novello per opera del Monachismo…
Dopo la guerra avremo da riparare le sue immani rovine ed allora sarà già molto se il Clero così regolare che secolare potrà bastare all’ordinario ministero pastorale nelle parrocchie. Se non m’inganno, io prevedo già che allora più che mai verrà opportuno l’aiuto della Famiglia Benedettina, che alle scienze, alle arti sacre, alle future generazioni di studiosi e di studenti dischiuderà di bel nuovo le porte delle badie, comunicando anche ai laici il pane spirituale di san Benedetto…
«Ecco che il Signore, di fronte alle immani rovine accatastate dalla guerra… va sin d’ora reclutando eserciti di operai di Dio…
«Al Signore che nuovamente va in cerca, non già di dottori, di predicatori, di uomini di genio, ma semplicemente di quelle anime di dedizione cui Dio onora col titolo glorioso di “operai suoi”… san Benedetto nella Regola c’invita a rispondere: presente!..
«A voi ancora la gloria d’essere a parte di codesto stuolo di ricostruttori della città terrena, come siete già iscritti cittadini gloriosi della città celeste.
«Sarete facilmente l’uno e l’altro… se sotto la disciplina di Benedetto, vi diporterete da degni operai di Dio».

(Beato Card. Alfredo Ildefonso Schuster, discorso tenuto a Montecassino il 21 marzo 1942)

Rev.mi Confratelli,
Rev.me Consorelle,

penso che le parole del Beato Card. Schuster sopra riferite possano bene introdurre alla presentazione di queste semplici riflessioni, con le quali mi propongo di attirare la vostra attenzione su fatti che dovrebbero essere ovvi – ma che proprio per questo facilmente sfuggono all’attenzione – i quali dovrebbero suggerirci la necessità di un rinnovamento fecondo della vita claustrale, non solo per un suo incremento interno, ma anche per il bene della Chiesa e della società.
Lo stesso beato Schuster, nel discorso sopra richiamato, notava che, mentre i più recenti ordini religiosi sono sorti per uno scopo particolare e per «un aiuto contingente e temporaneo… a rendere invece stabile ed universale il suo apostolato nella Chiesa, la Provvidenza ha disposto che» San Benedetto «fondasse un’alta Schola di santità, dove insegnando l’arte sublime della rinunzia a se medesimo per porsi al servizio del Signore… si preparassero i futuri operai di Dio per la rinnovazione dell’Europa di domani».
E ancora egli aggiungeva:
«Ho incontrato, studiando, ben pochi Santi che, al pari di san Benedetto, si distinguano per questa soprannaturale discrezione o, come direbbe l’Apostolo, per questa spirituale Humanitas. Con questa parola San Paolo vuole precisamente indicare l’ineffabile condiscendenza del Verbo, quando a mostrarsi uomo fra gli uomini, si fece Carne e si attendò fra noi. ‘Apparuit benignitas et humanitas Salvatoris nostri’ (Tit. III, 4)».
La crisi dei tempi nostri ci aiuta ad approfondire le intuizioni del Beato Schuster e a scoprire con maggiore coscienza in che misura la Regola di San Benedetto sia un mirabile prolungamento del mistero dell’Incarnazione. Il Patriarca cassinese ci insegna che la “spiritualità”, la “lectio divina”, l’ “ascolto della Parola” devono seguire la via scelta del Verbo eterno di Dio: devono “farsi carne” se vogliono veramente fecondare questa nostra terra e portare frutto. Farsi carne significa portare la luce di Cristo e del suo Spirito nelle membra che si piegano alla fatica di procurare il pane, di mantenere pulita la casa, di cucinare, servire e riordinare, di rispettare a beneficio di tutti gli orari della vita comune, di trattare con cura gli oggetti, di controllare la voce, il linguaggio e il gesto, di presentarsi con un abito conveniente, di dialogare rispettando il fratello e la gerarchia dei gradi, di dare con la voce e con il canto dignitoso ed espressivo rilievo alla poesia sublime della liturgia… Abbiamo parlato di fatica, ma potremmo con altrettanta convenienza parlare di gioia. Cosa vi è infatti di più gioioso che realizzare ed esprimere se stessi attraverso l’auto donazione e l’auto immolazione? Non è ciò un morire e un risorgere ad esempio di Cristo? Non è un rinnovato e continuo mistero pasquale? Non sgorgano dal lavoro impegnativo della vita domestica i frutti preziosi dell’amore condiviso, dei servizi ben riusciti e cordialmente graditi, dei gioiosi prodotti di un artigianato che si estende dalla buona cucina alla bella immagine, al canto che commuove l’animo e lo invita alla preghiera più di quanto non facciano le prediche? E i prodotti più alti dell’arte – strumento di Dio per estendere ovunque l’Incarnazione del Figlio eterno, e strumento per il quale la Chiesa ha dato le sue schiere di martiri – non derivano dalla stessa radice del lavoro faticoso e dell’applicazione severa accompagnata dall’umiltà di cuore, dalla quale sgorga l’espressione visibile, letteraria, vocale e canora più sincera, veritiera ed efficace?
Ora, non sono tutte queste cose oggi talvolta troppo trascurate nelle famiglie di genitori e figli e purtroppo spesso anche nelle famiglie religiose? Non si antepone loro l’attività appariscente ed esteriore e il lustro dei titoli e delle carriere?
Se dunque noi vogliamo veramente far penetrare la Parola di Dio tra gli uomini, dobbiamo non solo predicarla, ma anche viverla e incarnarla con i mezzi insegnatici da San Benedetto. E poi a nostra volta insegnare alle famiglie umane a fare altrettanto e a riacquisire tutte le virtù e i saperi che da esse derivano, necessari perché la parola di Dio si incarni e porti frutto nella vita del mondo.
Perché dunque limitare la nostra funzione apostolica e missionaria alla “spiritualità”, alla “lectio”, al “verbo”? IL VERBO SI FECE CARNE! I nostri monasteri devono essere per tutti “dominici Scholae servitii” in cui non si fa solo della teoria, ma si insegna a lavorare nel sacrificio di se stessi e ad immolarsi nella vita di tutti i giorni per risorgere alla gioia di creare opere di servizio, di amore e di bellezza per la vivente rigenerazione della vita delle famiglie e della vita del mondo.
Si capisce che per fare questo le nostre comunità devono in qualche modo rinnovarsi – ma, come capite bene, nel solco di una tradizione plurisecolare. E per prima cosa devono ampliare il carisma benedettino dell’ospitalità. Rileggete con occhi nuovi il capitolo 53 della Regola! L’ospitalità non dovrebbe essere limitata a gruppi “scelti” per “fini spirituali”, ma estesa a largo raggio, e soprattutto alle famiglie e ai giovani studenti, per il fine di trasmettere sì una Parola, ma una Parola incarnata nell’impegno di costruire insieme, morendo ogni giorno a se stessi e risorgendo in Cristo, una vita quotidiana rinnovata nel servizio, nell’amore e nella gioiosa creatività. I tesori accumulati nei monasteri in tanti secoli dall’operosità appartata dei monaci, oggi sono chiamati a riversarsi, per farla rifiorire, nella vita delle famiglie e della società.
Certamente i primi a dover imparare di nuovo le “arti” dimenticate dello Spirito incarnato nella vita di tutti i giorni siamo noi claustrali, che troppo spesso le abbiamo trascurate. Riusciremo – come è nostro desiderio – a creare una vera propria “scuola della vita” a beneficio delle comunità claustrali e familiari? La speranza è così grande da divenire una vera certezza.
In due successivi complementi si puntualizzerà in maniera più dettagliata l’apostolato ideale a cui, a mio umile giudizio, è chiamata oggi una comunità claustrale – e per il quale sarebbe necessario poter acquisire la formazione necessaria presso un “scuola della vita”.

Proposte per un progetto operativo
1° complemento all’articolo: “Una prospettiva antica e nuova per il risveglio delle famiglie claustrali e della loro missione nel mondo”

Ambito sacro

Bisogna rendere visibile, sensibile, bella e avvincente la sfera del sacro. Per questo scopo si dovrà lavorare con impegno e con le necessarie competenze.
1. Per prima cosa dobbiamo progettare e realizzare nelle nostre case uno spazio per la preghiera che sia significativo e che parli al cuore dei grandi e dei piccoli. Partiamo dall’esempio offerto dal barocco andino, che una mostra recente ci ha fatto conoscere. I bellissimi esemplari di iconografia sacra esposti nella mostra, che tante famiglie dell’America latina acquistano perché li considerano giustamente come una benedizione per la loro dimora, ci fanno comprendere quale potere sanamente suggestivo possieda una bella simbologia sacra in una casa – e per contrasto quale suggestione negativa abbiano le immagini mondane, e non raramente immorali, che tanto spesso adornano le abitazioni moderne. Attorno all’immagine, o alla statua, principale – che naturalmente si può scegliere con libertà – bisogna creare un contorno adeguato: altare, drappi, centrini, immagini minori, fiori, luci, candele etc. Tutto ciò richiede diverse abilità, per alcune delle quali ci si può anche aiutare tra diverse famiglie, perché non tutti possono saper fare tutto – questo principio va tenuto presente per tutto il seguito della proposta, per rispondere alla facile obiezione che a due poveri genitori e ai loro figli ancora piccoli si richiedono troppe cose. Per creare qualche cosa di personale, e per coinvolgere in questo anche i bambini, sarebbe molto opportuno imparare a modellare con le proprie mani le immagini sacre. Per questo si rende necessario un insegnamento adeguato, che potrebbe avere interesse anche per finalità non sacre. Come si è accennato, qualcuno, avendo acquisito la necessaria abilità, potrebbe mettersi a disposizione di diverse famiglie.
2. Si tratta poi di acquisire la necessaria istruzione e sensibilità religiosa e di avere un ampio repertorio di preghiere e di canti che veramente commuovano il cuore, adatti alle diverse circostanze della liturgia e della vita della famiglia. Ciò implica, oltre a un’adeguata formazione culturale, anche la necessità di imparare ad eseguire con efficacia le preghiere e i canti. Si propone dunque di organizzare un insegnamento sulla ricchissima tradizione religiosa e liturgica e sulle relative abilità e di allestire un centro di raccolta di testi, di preghiere e di canti, disponibili, senza grave dispendio, per tutte le famiglie. Questo ruolo può benissimo essere svolto da una comunità claustrale che prenda a cuore questo progetto. Il canto sacro si potrà agevolmente apprendere anche nell’ambito dell’insegnamento di musica per altre finalità, di cui si dirà in seguito.
3. Altra necessità è avere testi di preghiera eseguiti con scrittura artistica e belle miniature. I nostri padri ci hanno lasciato un patrimonio di codici liturgici artisticamente realizzati che impreziosiscono meravigliosamente la preghiera. Al contrario, moltissime pubblicazioni liturgiche e devozionali di oggi si distinguono poco, dal punto di vista grafico, dagli elenchi del telefono – senza parlare di certe moderne produzioni iconografiche che farebbero passare la voglia di pregare anche a chi la avesse. Si potrebbe anche qui creare un insegnamento, che potrebbe coincidere con quello relativo alle immagini. Chi avrà imparato il lavoro di scrittura artistica e di miniatura potrebbe mettersi a disposizione delle esigenze delle famiglie interessate e potrebbe facilmente trovare in questo lavoro anche una fonte di reddito – e ciò naturalmente vale per tutte le abilità acquisite.
4. Ma la presenza del sacro si deve estendere anche altrove: alla mensa, al soggiorno e alle stanze private, dove non deve mancare un’adeguata simbologia, né la presenza di testi e canti adatti – come i canti di preghiera prima e dopo i pasti. Anche qui può essere prezioso il consiglio di persone competenti. A questo va aggiunta la necessaria educazione alla preghiera personale, alla lettura sacra, alla vittoria sul proprio egoismo, mediante la rinuncia al superfluo, e la gioia del dominio di sé e della carità verso i bisognosi. Solo su questa base esperienziale ed emozionale si può fondare un’efficace istruzione religiosa.
5. Si propone di introdurre in tutte le famiglie un bellissimo costume siciliano. In Sicilia, come nel giorno della Befana, così nel giorno dei defunti si fanno trovare regaletti ai piccoli – sulla scelta da fare per i regali si tenga conto di quanto si dirà in seguito. Sono i morti che portano i regali, e ciò costituisce un bellissimo legame tra i piccoli e i loro antenati. Questo legame è profondamente rafforzato e motivato da un costume ancora più bello: l’anziano che coscientemente si prepara a morire, per tempo incomincia a salutare gli altri, e soprattutto i piccoli, abbracciandoli e benedicendoli e promettendo di vegliare dal cielo su di loro in attesa di rivederli nella casa del Padre. Alla diffusione inqualificabile della festa di Halloween, si dovrebbe opporre la diffusione di questi commoventi costumi siciliani.

Ambito profano

Si dice profano per modo di dire, perché ogni cosa buona è sacra.
I genitori dovrebbero entrare nell’idea che le loro abilità naturali o acquisite devono essere messe a frutto prima di tutto nella loro casa e per l’utilità dei piccoli – cioè non solo dei propri figli, ma di quanti frequentano il loro ambiente domestico: se si crea una collaborazione tra famiglie ciò potrebbe avere un imprevedibile sviluppo. Purtroppo molte cose che si imparano a scuola servono poco per la vita domestica. Per questo molti credono di realizzarsi meglio nelle attività professionali fuori casa. Ma si tratta, nella maggioranza dei casi, di una grande illusione. Ad ogni modo, visto che spesso la nostra scuola non fornisce le abilità necessarie a vivere bene insieme nella vita di tutti i giorni, bisognerà rimediare con insegnamenti adeguati.
Partiamo dal principio che bisogna impegnarsi seriamente a:

1. rendere bella e gradevole la casa
2. impegnare il proprio tempo e le proprie energie a servizio dei piccoli perché crescano bene e con occupazioni sane
3. creare momenti di convivenza gioiosa soprattutto in occasione dei pasti e delle ricreazioni serali e domenicali

1. Per rendere bella e gradevole la casa bisogna per prima cosa formarsi un gusto adeguato, ciò che si ottiene mettendosi umilmente alla scuola di persone esperte nelle arti belle. Poi bisogna eliminare tutto ciò che rende disordinata, brutta e sgradevole l’abitazione – e, oltre alla pigrizia e alla trascuratezza, quanta robaccia ha introdotto la moda più deteriore nelle nostre case! Il gusto che avremo acquisito ci permetterà di saper scegliere gli oggetti adeguati per rendere bella la nostra abitazione. Ma è molto importante imparare a fare le cose con le proprie mani, perché i prodotti industriali portano sempre impresso il marchio dell’anonimato. Bisognerà perciò riacquisire le abilità manuali dei nostri antenati, che noi, per l’eccesso della meccanizzazione, abbiamo perduto. Si possono proporre per questo insegnamenti di cucito e ricamo, disegno e pittura, scrittura artistica, decorazione e arredamento. Una donna eroica e geniale, morta prematuramente durante la guerra, scrisse che la sfida dei tempi moderni è di ritrovare la spiritualità del lavoro. Ora il lavoro non può ritrovare la sua spiritualità se non ritorna ad essere espressione creativa di se stessi. Ciò difficilmente oggi si può realizzare nella professione, ma lo si può agevolmente realizzare in casa, a beneficio dei propri cari, e anche a più largo raggio, e per la gioia propria ed altrui. Questo lavoro creativo non può essere che un lavoro fatto con le proprie mani e con strumenti semplici che non annullino l’opera delle mani dell’uomo. Inoltre la perfezione del lavoro richiede la collaborazione e la continuità delle generazioni. Per questo dobbiamo riallacciarci all’eredità dei nostri padri, riprendendo le loro realizzazioni e le loro tecniche e conservando, nelle nostre abitazioni, i bei ricordi di famiglia.
Non bisogna però trascurare l’aspetto più tecnico della casa e la necessità, anche per ottenere un notevole risparmio sulle spese, di acquisire le abilità necessarie per la manutenzione e la riparazione delle diverse utenze proprie di un’abitazione moderna. Dunque si propone, oltre agli insegnamenti artistici e artigianali, anche un insegnamento di moderne tecniche di costruzione e manutenzione

2. A tutti dovrebbe essere ormai noto che la sostituzione del gioco tradizionale, manuale e creativo, con le ore passate davanti alla televisione e con le illusorietà della comunicazione mediatica e del gioco elettronico sta distruggendo il sistema nervoso e le facoltà psichiche dei nostri figli. Nessuno però osa correggere il costume imperante. Ma senza farci intimidire da niente e da nessuno, abbiamo invece il dovere di andare risolutamente contro corrente. Possiamo farlo se ci impegniamo personalmente ad allontanare i piccoli dallo spropositato eccesso di messaggi virtuali – che devono essere ridotti ad una misura minima, tanto più ristretta quanto minore è l’età e perciò lo stadio formativo del bambino – e a sostituirli con il gioco manuale. Se si vuole, si può rendere quest’ultimo non solo molto più divertente della passività televisiva o dell’eccitazione artificiale dei giochi elettronici, ma anche fortemente creativo e istruttivo. Così facendo favoriremo lo sviluppo delle facoltà non solo manuali, ma anche intellettive del bambino e lo avvieremo ad un facile apprendimento di nozioni utili per la scuola e per la vita. Senza contare che eviteremo l’inaridirsi, dietro ai prodotti prefabbricati dell’industria pseudoculturale, della fantasia infantile, spontaneamente aperta all’intuizione dei più profondi misteri della vita. Ma per far questo bisogna spendere il proprio tempo con i piccoli, e non lasciarli (apparentemente!) buoni buoni a guardare la televisione mentre noi ci dedichiamo a cose “serie” e da “adulti”, come parlare al telefono con un’amica o leggere il “Corriere dello Sport”. Bisognerà dunque guidarli nei loro giochi – e non soltanto nei loro studi! – e ciò richiede una previa preparazione. Altro apprendimento necessario: riacquisire l’abilità del gioco ricreativo e istruttivo eseguito con materiali semplici. Sembra una cosa da poco, ma c’è un’infinità di giochi dimenticati e da riscoprire, messi in soffitta a causa dell’impero assoluto della televisione, oltre all’opportunità di inventarne di nuovi per promuovere nei piccoli il facile apprendimento delle nozioni utili, secondo il metodo già a suo tempo promosso da Maria Montessori, da Freinet e da altri grandi educatori.

3. Anche per rendere i pasti gioiosi bisogna impegnarsi. Prima di tutto anche qui si deve assolutamente eliminare la televisione accesa. Ma non basta: bisogna richiedere da tutti una scrupolosa puntualità, far precedere il pasto da una bella preghiera cantata, ornare con gusto la tavola, eliminare il fast-food e riacquisire le arti della buona cucina. In tutto questo – che naturalmente richiede tempo e lavoro – la mammina non deve accollarsi tutto il lavoro, ma al contrario deve rigorosamente esigere la collaborazione di tutti. Ciò avrà anche l’effetto di insegnare presto ai figli – e alle figlie – ad amare l’arte della buona cucina e a non considerare tempo perso l’impegno ad essa dedicato.
Quanto ai momenti ricreativi, serali e domenicali, anch’essi richiedono una riduzione sostanziale dell’uso della televisione, che dovrebbe essere confinato ai casi – piuttosto rari – in cui sono proposti programmi realmente istruttivi o di valore artistico. Bisogna invece riscoprire e rivalutare tante altre forme di ricreazione comune. Oltre ai giochi e alle attività artigianali di cui si è parlato, è molto importante ridare importanza alla condivisione della musica e della lettura poetica e letteraria. Ma quando si parla di musica e di linguaggio – non solo letterario, ma anche giornaliero – bisogna badare a distinguere le espressioni musicali e linguistiche che elevano e ricreano l’animo da quelle che lo abbrutiscono – oggi purtroppo tanto diffuse, specialmente tra la gioventù.
Per questo è assolutamente necessario un insegnamento, adatto propriamente ai genitori, che formi il loro gusto e dia loro le necessarie abilità di canto – e possibilmente anche di esecuzione strumentale – e di lettura espressiva, e fornisca le relative conoscenze storiche. Oltre a ciò bisognerebbe mettere a disposizione di tutti un facile e non dispendioso accesso ai più svariati testi di bel canto e di bella musica popolare, classica e moderna e ai relativi strumenti, e alle inesauribili ricchezze della poesia e della letteratura sacra e profana, antica e moderna. Come si è detto a proposito della preghiera liturgica, anche in questo ambito – come del resto in tutti quelli elencati in questo progetto – una comunità claustrale potrebbe mettersi a disposizione delle famiglie umane per offrire loro la formazione culturale, la trasmissione delle necessarie abilità e la disponibilità dei testi e degli strumenti.

“La corona di dodici stelle”
I dodici insegnamenti che dovrebbe offrire l’auspicata “scuola della vita” a genitori, figli, nonni, fidanzati, religiosi e religiose claustrali
2° complemento all’articolo: “Una prospettiva antica e nuova per il risveglio delle famiglie claustrali e della loro missione nel mondo”

Prima stella. Progettazione e arredamento dell’abitazione per un rinnovato modello di vita familiare. Ricordiamo che San Benedetto è patrono degli architetti: infatti l’architettura della vita, specialmente della vita comunitaria, ha necessariamente bisogno di un’adeguata architettura dell’abitazione.

Seconda stella. Abilità tecniche di mantenimento della casa e di costruzione/riparazione di strumenti utili, tradizionali e moderni. Igiene e pulizia dell’abitazione.

Terza stella. Abilità manuali e artistiche per la realizzazione di mobili, decorazioni, figure tridimensionali, figure bidimensionali, stoffe, abiti e ricami, produzioni artigianali varie. Ampia disponibilità di materiali, esempi e suggestioni tratte dalla storia dell’arte.

Quarta stella. Riciclo, risparmio, cura dell’ambiente.

Quinta stella. Giardino, orto, fiori, piante, animali domestici.

Sesta stella. Le arti di una cucina buona, varia, sana, economica.

Settima stella. Le arti del gioco manuale divertente e istruttivo in collaborazione tra adulti e bambini.

Ottava stella. Formazione musicale adeguata: conoscenze storiche, formazione del gusto, conoscenza del repertorio classico e popolare, antico e moderno, sacro e profano, scrittura musicale, canto, danza, strumenti. Vasta disponibilità di testi e strumenti.

Nona stella. Formazione poetico-letteraria: conoscenze storiche, conoscenza del repertorio italiano e straniero, antico e moderno, sacro e profano, lettura e recitazione. Vasta disponibilità di testi.

Decima stella. Formazione alla calligrafia, alla scrittura artistica, alla miniatura.

Undicesima stella. Formazione religiosa adeguata: biblica, dottrinale, morale, filosofica, liturgica, spirituale. Preghiera comunitaria e privata. Conoscenza del repertorio testuale e musicale, antico e moderno. Vasta disponibilità di testi.

Dodicesima stella. Formazione all’attività sociale e caritativa, familiare e personale, e all’assistenza agli infermi e agli anziani, secondo la dottrina sociale della Chiesa.

di D. Massimo Lapponi

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