Una via per (provare a) unire tutti i cattolici

Da un po’ di tempo è stato inaugurato su facebook il gruppo “PAX” per iniziativa di Don Massimo Lapponi, benedettino dell’Abbazia di Farfa. Il gruppo è nato subito dopo le elezioni di marzo ed è stato suggerito dal clima esasperato in cui si è svolta la campagna elettorale, durante la quale, purtroppo, si sono spesso esacerbate le divisioni tra i cattoli che hanno gli stessi ideali, ma che li perseguono con strategie diverse.
Come indica lo stesso titolo scelto per il gruppo, lo scopo principale che si vuole raggiungere è la pace tra tutti i cattolici – e i loro simpatizzanti – che perseguono lo stesso obiettivo, di difendere cioè i valori intramontabili della famiglia e della vita.
Come è ovvio la prima arma per dissipare le tenebre dell’odio e della discordia e per promuovere la stima e la collaborazione, anche tra persone e gruppi che optano per strategie diverse, è la preghiera. Per questo il primo messaggio che si trova nella presentazione del gruppo è l’invito alla fedeltà al rosario quotidiano, con l’intenzione di ottenere la Dio la fine delle sterili ostilità, il perdono e l’oblio per le offese passate e un rinnovato spirito di collaborazione tra tutti. Ma iniziative di preghiera particolari possono essere proposte da chiunque.
Oltre la preghiera, il gruppo vuole portare all’attenzione di tutti un problema di fondo, che interessa tutti, indipendentemente dalle strategie culturali o politiche che si decide di seguire.
Partendo da un’acuta osservazione di un articolo di Silvio Brachetta, si è sottolineato il fatto che non basta proporre un programma valido, a livello culturale o politico, se il clima attuale della società, della scuola e della stessa famiglia è così degradato che non si è in grado di recepirlo. Osserva, infatti, Brachetta che cinquant’anni di dissoluzione, dal 1968 ad oggi, hanno portato ovunque rilassamento morale, faciloneria, superficialità e ateismo pratico, tanto che moltissimi che si dicono cattolici non conoscono nemmeno le dottrine elementari della fede cristiana.
Dunque, a monte delle diverse strategie, vi è un impegno primario, che ci riguarda tutti e che il gruppo “PAX” vuole prendere come suo principale scopo: quello di ricreare, nelle famiglie e nella parrocchie, un clima diverso, ricostruendo in modo nuovo un tessuto sociale cristiano che in pochi decenni si è andato pericolosamente deteriorando. Come?
Le vie sono due, una più pratica e una più “culturale” – ma le due cose non sono così nettamente distinte. Si parte da un’osservazione che nessuno osa fare, ma che è di un’ovvietà elementare: le abitudini di vita quotidiana delle nostre famiglie, nelle nostre stesse case, sono degenerate in modo pauroso negli ultimi decenni, tanto da rendere praticamente impossibile una convivenza ispirata a valori cristiani. Sottolineo l’aspetto pratico del problema. Non si tratta, cioè, di avere una formazione catechistica teorica più o meno sana, ma di conferire alla vita familiare di tutti i giorni i caratteri di un’esistenza cristiana santificata.
Ricordo che in una sua omelia Don Massimo fece il parallelo con l’esempio offerto da santa Teresa d’Avila. A suo tempo – egli osservava – la vita conventuale era decaduta, nel senso che le osservanze che la rendono incisiva ed efficace per la santificazione delle religiose e per il bene della Chiesa, non erano più seguite. Fu, dunque, merito di Santa Teresa lottare strenuamente per riportare la vita conventuale al suo primitivo fervore, ristabilendo i regolari tempi di preghiera, il distacco dagli affari e dalle conversazioni del mondo, la mortificazione, il silenzio. Ora – diceva ancora Don Massimo – non ci vorrebbe una nuova Santa Teresa per riportare anche la vita familiare all’osservanza delle sue giuste leggi, dalle quali essa si è così spaventosamente allontanata? Dopo la riformatrice del Carmelo, avremmo bisogno della riformatrice della famiglia! E concludeva: c’è qualcuno che si offre?
Per favorire questa riforma, il gruppo propone di diffondere il più possibile il progetto, già inaugurato una decina di anni fa, di applicare, con i dovuti adattamenti, alle famiglie di oggi i dettami di quella che fu il modello di ogni forma di vita consacrata in occidente: la Regola di San Benedetto. Questa Regola, infatti, insegna come si vive insieme una vita santificata. È importante sottolineare la parola “insieme”, infatti nessuno vive da solo e la principale comunità in cui viviamo è la famiglia. Ora, nessuno può vivere bene la vita cristiana se la comunità o famiglia in cui si trova segue tutt’altri costumi. Per questo gli apostoli, nelle loro esortazioni, non si rivolgono ai singoli, ma alle comunità, ed anche splicitamente alle famiglie.
Le seguenti parole di San Paolo ai Colossesi non avrebbero senso se fossero rivolte a un singolo individuo:
«Rivestitevi dunque» egli scrive, «come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti! La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore. Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore» (Cl 3, 12-24).
San Benedetto, dunque, organizzando santamente la vita quotidiana comune, e scendendo anche nei particolari dei comportamenti di ognuno, non fa che seguire la tradizione degli apostoli. Per questo la sua Regola, pensata solo per i monaci, si rivela oggi di valore universale e può servire per rivoluzionare santamente la vita quotidiana, così degradata, delle nostre famiglie.
Vorrei riportare uno degli ultimi post di Don Massimo, in cui, come missionario in Sri Lanka, egli riferisce un’esperienza recente che getta molta luce sul molto che si potrebbe fare con cambiamenti semplici ma sostanziali, ispirati a San Paolo e a San Benedetto, nelle nostre famiglie:
«Devo raccontarvi un episodio fresco fresco. Ieri sera il P. Upul, che parla abbastanza bene l`italiano, mi ha invitato a un incontro con un gruppo di famiglie della sua parrocchia. Sotto una pioggia torrenziale e attraversando un giardinetto fangoso, siamo arrivati in una casa: in una stanza non molto grande vi era un buon numero di persone. Vi erano signore, signori, ragazzette, ragazzetti, piccolini, molti seduti per terra. P. Upul, che già aveva letto qualche cosa sul nostro progetto, ha parlato abbastanza a lungo su S. Benedetto e la Regola. Poi mi ha chiesto di parlare, mentre lui traduceva. Ho cercato di dire cose molto semplici e concrete. La prima cosa è che nessuno può vivere bene la propria vita cristiana se essa non è condivisa da tutta la sua famiglia. Per questo prima ancora di S. Benedetto, gli apostoli hanno dato norme per la vita comune delle comunutà e delle famiglie. Qui P. Upul ha fatto leggere ad alta voce, a diversi ragazzi tutti insieme, alcuni brani degli Atti degli apostili e delle lettere di San Paolo. Poi è sorta l`obiezione che le mamme vorrebbero che i figli vivessero in un certo modo, ma loro non obbediscono. Allora ho ribadito che la vita cristiana è una vita che si svolge in comunità, condividendo le stesse regole di comportamento, e ho dato questo suggerimento: fate una riunione con tutti i membri della famiglia, grandi e piccoli, e tutti insieme impegnatevi davanti a Dio a collaborate per fare della vostra casa una casa di Dio. Gli impegni da prendere sono molto semplici, ma efficaci. Nella nostra casa la mattina tutti si alzano presto, anche nei giorni di vacanza, e, dopo le prime pulizie, ci si riunisce per la pregniera della mattina. I lavori domestici sono il banco di prova della carità e della vittoria sulla pigrizia e sull`egoismo, e per questo tutti devono farli con gioia e generosità, e non soltanto la mammina. Nella nostra casa sono proibite le parole oscene o volgari, o anche di remota origine sessuale, come anche le risposte sgarbate. Se la mamma chiede di fare un servizio, nessuno deve permettersi di rispondere: lasciami in pace che sto giocando o parlando al telefono. Nella nostra casa non sono ammessi spettacoli televisivi sconvenieni, come sono esclusi libri, riviste o giornali con immagini indecenti e contenuti sconvenienti. Al contraro, devono essere presenti spettacoli, libri e giornali con contenuti e immagini belli e formativi. Per tutto questo c’è bisogno del consiglio e dell`aiuto del parroco. Ai pasti bisogna essere tutti puntuali e dire insieme la preghiera. Ai pasti sono proibite televisione, smartphone etc. Tutti devono servire e conversare tra loro. Ho consigliato anche di seguire un uso che un tempo era comune nei monasteri. La sera, prima della preghiera, si dovrebbe fare l`esame di coscienza comune. Nessuno deve accusare gli altri ma ognuno, dai piccoli ai grandi, deve dire con sincerità e pentimento se durante il giorno non ha rispettato le regole a cui si è impegnata tutta la famiglia. Quando siamo arrivati, le famiglie stavano recitando i vespri. Alla fine hanno fatto un canto, ma non vi dico come! Nel mio intervento ho anche detto che, come nella chiesa vogliamo trovare bei quadri e statue di Gesù, di Maria e dei santi, così è bene che nelle nostre case vi siano belle immagini. Nella stanza dove eravamo vi era il crocifisso con alcune immagini sacre, ma erano cose molto banali e anche sciupate. Ho detto che bisognerebbe impegnarsi a procurare cose più belle, o meglio a farle con le proprie mani. E ho suggerito che qualcuno tra i ragazzi e ragazze presenti si prendesse l`impegno di perfezionarsi nella pittura per fare belle immagini per tutti. Abbiamo poi letto in San Paolo: cantate insieme cantici spirituali. Ma, ho detto, San Paolo non dice: cantate male! È chiaro che se un canto deve dare un`emozione buona, deve essere fatto bene. E certamente prima voi non cantavate bene! Allora perché uno dei ragazzi o ragazze qui presenti non si impegnano a imparare a cantare bene per poi insegnare agli altri? Tante cose nella scuola non si insegnano, per questo il parroco deve aiutarvi. Mi ha detto poi P. Upul che i presenti hanno gradito molto l`incontro, proprio perché si sono dette cose molto pratiche con esempi concreti. Alla fine ho proposto che ne parlino tra loro e provino a mettere in pratica i suggerimenti dati e che poi possiamo incontrarci di nuovo dopo un certo tempo e vedere se si è riusciti a fare qualche cosa».
Questa esperienza, che sembra così semplice, di fatto affonda le sue radici in un lavoro decennale, il quale ha visto anche la creazione di una vera “scuola per famiglie”, che intende aiutare i familiari a realizzare un programma così impegnativo. Per informazioni si può accedere tramite questo link:

http://www.abbaziadifarfa.it/formazione.asp

L’iscrizione è a libera offerta, e quindi potenzialmente gratuita.
L’aspetto più propriamente culturale del nostro progetto riguarda il necessario rinnovamento teologico, catechetico e pastorale, e interessa da vicino soprattutto il clero e i catechisti – ma, ovviamente, tutti. Per promuovere questo rinnovamento e risvegliare così il fervore della vita cristiana in questi nostri grigi tempi, il gruppo si propone di aprire al più presto un sito internet, al quale si vorrebbe dare la più larga diffusione, dal titolo “Rinnovamento benedettino – Centro teologico”.
Non mi diffondo, qui, a descrivere in dettaglio i contenuti della proposta originale che sarà presentata nel sito. Mi limito a sottolineare il profondo legame di essa con quanto è stato detto e fatto per il rinnovamento della vita familiare alla luce di una Regola pensata per la vita religiosa.
Infatti, il carattere principale di questa proposta teologico-pastorale è la rivalutazione del ruolo centrale della vita religiosa, soprattutto claustrale, sia nei riguardi del sacerdozio, sia nei riguardi della vita familiare. Riporto qui di seguito un post di Don Massimo che mi sembra riassumere molto efficacemente lo spirito del rinnovamento, nello stesso tempo culturale, teologico, spiritule e pratico, che si vuole diffondere con il nuovo sito, di prossima inaugurazione:
«Dalle mani degli apostoli e dei loro successori viene elargito agli uomini il pane e il vino dell’eucarestia e della parola di Dio. Ma questi doni a loro volta devono essere il lievito di una vita rinnovata, e sarà la vita consacrata a dare concretezza e visibilità ad una vita familiare ravvivata dal dono del cibo celeste. Così il pane e il vino del Vangelo e del sacerdozio acquistano un nuovo luminoso rilievo tramite il pane di San Benedetto e il vino di Santa Scolastica.
«Il Beato Card. Schuster parlò per primo del pane di San Benedetto, che un giorno sarebbe stato discribuito anche ai laici. E questo pane è la stessa Regola, che insegna a divenire, non sapienti e dotti predicatori, ma operai di Dio nell’ambito della vita familiare di tutti i giorni. Ma di là dal pane dell’osservanza di una regola, vi è il vino dell’amore, senza il quale la regola diviene un corpo senz’anima. Se, dunque, le famiglie devono essere rigenerate attraverso una regola di comportamento, ancora di più devono esserlo attraverso un rinnovamento dell’amore. Proprio il miracolo di Santa Scolastica, che prevalse sulla rigorosa osservanza del fratello per giungere al cuore della vita consacrata, ci mostra come quest’ultima sia la città sul monte destinata ad illuminare tutte le famiglie umane, nel loro servizio quotidiano e nell’amore che deve fondarle e cementarle.
«“Se consideriamo le disposizioni del venerabile Padre” scrive il biografo di San Benedetto, San Gregorio Magno, “egli avrebbe voluto che il cielo rimanesse sereno come quando era disceso [per poter rientrare la sera in monastero e non dover rimanere tutta la notte a colloquio con la sorella]; ma contrariamente a quanto voleva, si trova di fronte ad un miracolo, strappato all’onnipotenza divina dal cuore di una donna. E non c’è per niente da meravigliarsi che una donna, desiderosa di trattenersi più a lungo col fratello, in quella occasione abbia avuto più potere di lui perché, secondo la dottrina di Giovanni: ‘Dio è amore’; fu quindi giustissimo che potesse di più colei che amava di più!”.
«Ma, di là dalle belle parole, veniamo al concreto. Con Bernardino stiamo lavorando alacremente per potere, al più presto, inaugurare il progettato “Rinnovamento benedettino – Centro Teologico”, attraverso il quale vorremmo offrire al clero, a religiosi e religiose, ai catechisti e a tutti gli interessati un valido sostegno per ricondurre la teologia ad essere pane e vino fecondo per illuminare e sanare la vita familiare. Purtroppo per ora le collaborazioni che avevamo sollecitato sono quasi totalmente assenti. Ma andiamo avanti ugualmente, quei due o tre che siamo, pronti ad attivare al più presto il nostro centro, certi che al momento opportuno le necessarie collaborazioni non mancheranno.
«Ma vorrei fare anche un appello a tutti voi, con la speranza che si diffonda il più possibile. Ciò che possono fare, oltre il clero, i monasteri non lo può fare nessuno. Per questo è vostro primario interesse che queste istituzioni non solo non muoiano, ma si ravvivino, siano presenti il più possibile e si rinnovino. Spetta anche a voi collaborare a questo fine. Prima di tutto dobbiamo prendere atto che ancora, nonostante tutto, l’Italia è piena di monasteri, soprattutto femminli, di vari ordini relgiiosi. Purtroppo moltissimi sono in gravi difficoltà, sia per la mancanza di vocazioni, sia per l’isolamento rispetto alla realtà sociale. Penso che si potrebbe prospettare un progetto, da definire meglio, di collaborazione con questi centri di vita consacrata per far nascere in essi la coscienza di una rinnovata presenza a benefico della realtà familiare, così bisognosa di una città sul monte che la illumini. Se tutti adottassero il nostro progetto “San Benedetto e la vita familiare”, quanto potrebbero fare per le nostre famiglie! – e, creando così un nuovo rapporto con la vita sociale, potrebbero rinnovarsi anche con nuove vocazioni. Se quello che potrebbero fare loro nessun altro può farlo, perché tanti giovani desiderosi di fare qualche cosa non sarebbero attratti dal loro genere di vita?
«Questo messaggio è certamente troppo generico, ma spero che venga accolto bene, non solo con qualche “mi piace”, ma anche con un’attenta considerazione e con il desiderio di rendere più concreto e fattivo quello che in esso è soltanto accennato».
Vorrei concludere questa presentazione con l’invito a tutti ad aderire al gruppo “PAX”, sia per impegnarsi a superare sterili rivalità e inimicizie, sia per collaborare, tutti insieme, al progetto di rinnovamento della vita quotidiana delle nostre famiglie e di rivitalizzazione della formazione dottrinale cristiana, sicché essa possa essere una vera irradiazione dello Spirto Santo, capace di dare luce, calore e entusiasmo alla nostra vita di tutti i giorni.

di Emanuele D’Agapiti

Annunci