I MANGIATORI DI IPOFOSFITI di Bruno Barilli (1926)

Avvicinatevi e prestatemi ascolto: Non conoscete voi i famosi odiatori del genio, della personalità, della grandezza, della semplicità?
– Mai sentiti nominare.
– Già, capisco: questa razza non si trova su nessun atlante etnografico. Orbene, sappiate che questi esseri freddi e tenaci esistono, e che il loro sinistro progetto è quello di fare le esequie e di seppellire rabbiosamente sotto terra a colpi di tacco gli uomini di vita e di talento.
Essi sanno salire, scalare, inerpicarsi, tendere agguati, stuzzicare la suscettibilità dei potenti, sfruttare le deficienze palesi e le imbecillità segrete del Governo, stabilirsi su tutti i piuoli della scala gerarchica, etc. etc.
– La loro origine?
– Talvolta, lassù dove siede, la Provvidenza indugia lungamente consultando il Tabularium dell’esegesi umana e sorvegliando al chiarore della Luna il processo lento di un gran lambicco che s’innalza gigantesco e vago simile a un barlume celeste. Di sotto si distendono azzurrine le valanghe sospese di neve e l’oceano incomposto delle nubi, a perdita di vista, come un altipiano romantico deserto e muto sotto i riflessi scialbi della notte provvisoria e interminabile. La contemplazione in quell’ora glaciale e profonda è piena d’inedia e la fermentazione malinconica della specie umana procede tarda e per gradi difficili. Avviene in tale caso estremo che una nebbia e una estenuazione mortale invadano tutto il cielo e la stanchezza e il disamore confondano nell’alta mente della Provvidenza le leggi e i principi della perfezione. Allora il gran lambicco spettrale scagliato a traverso la nuvolaglia, dalla enorme mano onnipossente viene a spezzarsi, prima dell’alba, contro la terra e una generazione incompiuta e defraudata di tutte le prerogative superiori si rovescia e si disperde intorno guazzando fra la rugiada.
Nati male, anzi disastrosamente, nati da un cataclisma, così indecifrabili, embrionali come sono costoro, alla prima luce si slanciano per tutte le vie della terra a prezzi di concorrenza. Favoriti dalla uniformità democratica della Società, essi si confondono fra i popoli come gli insetti col colore della stoffa, e il genere umano colto all’improvviso dalle morsicature e dal prurito è costretto ad abbandonare il proprio lavoro per grattarsi furiosamente.
Questa è la genìa dei mangiatori d’ipofosfiti, fregiati con la targhetta dell’anonimo, frugatori esimii, revisori dell’infinitesimale, che fanno dell’atletismo con le bolle di sapone, che spiano tutto e tutti a traverso i buchi delle serrature e poi si fregano il ventre per la gioia come gli indemoniati. Man mano essi vengono crescendo e assumono un fare melenso da allocchi; teorie e dottrine escono dalla loro bocca per un gettone da due soldi come la birra da un automatico. Genìa tartassata e semispenta codesta, ma pertinace e stridula che disturba in chiave di zanzara il riposo delle vecchie civiltà. Questi esseri dalla dentatura sgretolata, dalle piccole facce impastate, scorrette, contrariate, languide, mocciose e ironiche, hanno un aspetto che muove obbiezioni ben smisurate alla vita, e oggi sono potenti formando tutte le loro corporazioni insieme la grande burocrazia irregolare dell’intelligenza.
Schiuma di tutte le schiume che l’invidia e il malanimo sospinge a ondate verso le rive sonnolente dove ardono i fuochi del Genio e impera lo stile crudo e fermo dell’eternità, questi piccoli esseri nuotano affannosamente con la grande bocca immersa nella spuma dei flutti e cercano di superarsi l’un l’altro per arrivare a distruggere.
L’isola dove tutto è privilegiato galleggia e ondeggia come respirando sulle maree. I lauri che la cuoprono sembrano aspettare cupamente sotto il rovello del sole il risveglio delle Muse e di Orfeo febbricitante che sogna. Tutt’intorno sulle spiagge girano gli eunuchi crudeli, panciuti e grinzosi, i frigidi bigotti della tradizione. Verso costoro arranca l’innumerevole legione dei natanti e di lì a poco una battaglia inutile, superflua e grottesca s’ingaggia.

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Dio… non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro… ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio (2Tim 1, 7-8). Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero (2Tim 4, 3-5) …come amministratore di Dio… attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono (Tt 1, 7.9).

So bene che, in mezzo all’accanita lotta fra gli opposti principi dell’età nostra, il mio atteggiamento non piacerà né a destra né a sinistra. Ma ripenso alle parole di quell’arcivescovo della Chiesa Cattolica: “S’io sono attaccato solo dalla destra, mi turbo; se soltanto dalla sinistra, mi turbo del pari. Ma se sono attaccato da ambedue le parti, allora sono sicuro di trovarmi sulla buona strada.”

                                                                             Friedrich Wilhelm Förster