Appello agli universitari e ai monasteri maschili e femminili d’Italia

(inedito)

Non sono in grado di entrare nella discussione circa il vero o presunto degrado delle istituzioni universitarie d’Italia, della qualità dell’insegnamento o del livello culturale degli studenti. Ciò che però appare un male antico e non soltanto di oggi è la separazione sempre più accentuata tra cultura della mente e vita: se da una parte le scienze fisiche e umane troppo spesso hanno la pretesa di ischeletrire tutta l’esperienza umana nei propri schemi artificiali e dall’altra le discipline umanistiche sembrano ormai restare in piedi ad esclusivo beneficio dei cattedratici universitari, l’universo del sentire immediato e pratico dell’esistenza moderna in misura vastissima rimane vittima della seduzione dei centri commerciali e della pseudo realtà del mondo virtuale, che estende i suoi tentacoli dal divertimento di massa alla religione, dalla culla alla tomba. Simbolo di questa situazione di scissione patologica tra una cultura sempre più intellettualistica e astratta e una vita ordinaria sempre più in balia degli stimoli materiali moltiplicati all’ennesima potenza dagli interessi del commercio, sono le affollatissime metropoli moderne, in cui lo squallore del cemento, del vetro e dei molteplici inquinamenti è mascherato dal lusso vistoso e dallo spreco di tutto, mentre i loro prestigiosi centri culturali non influiscono minimamente sulla vita quotidiana dei cittadini.
Fin da giovanetto avevo osservato con orrore il contrasto tra la metropoli, ricca di una cultura sempre più sofisticata e lontana dalla vita, e la campagna, custode sì di una vita più vera, ma gravemente esposta al rischio di perderla, perché abbandonata all’incuria e vedova di stimoli culturali e creativi e perciò vittima del fascino delle “luci della città”.
Vorrei ora rivolgermi agli studenti universitari più motivati e sensibili: fino a quando tollererete una così diffusa e innaturale scissione? Forse che l’intelletto non vi è dato per prima cosa per illuminare la vostra vita più personale e, per mezzo di essa, la vita del gruppo sociale a cui appartenete? E’ ancora possibile formare intere generazioni a un’erudizione che non dica nulla agli impulsi più generosi della loro mente e del loro cuore? Che non sappia illuminare e guidare i palpiti dell’amore, le fatiche e le lotte della vita di ogni giorno, le gioie e i dolori, le nascite, le morti, i misteri del destino terreno e ultraterreno? Una laurea che, come purtroppo spesso succede, oltre a non garantirvi minimamente un impiego lavorativo ad essa adeguato, non sappia dirvi nulla nei momenti decisivi della vita, sarebbe veramente utile?
Rivolgete lo sguardo a un mondo diverso da quello delle grandi metropoli: quanti paesi, cittadine, edifici, monumenti, campagne, boschi, monti e valli aspettano la vostra opera intelligente per essere preservati dalla barbarie incombente e arricchiti dalla creatività di spiriti illuminati? Sapete che l’Italia è ricca di queste realtà più di ogni altro paese al mondo. Ma riflettete anche a questo: nessun paese al mondo ha tanti monasteri quanti ne ha l’Italia. Soltanto quelli benedettini femminili sono più di cento, senza poi contare quelli di clarisse, di domenicane, di carmelitane, di passioniste… In proporzione quelli maschili sono assai meno, e tuttavia sono più numerosi che all’estero. Spesso mi sono chiesto come mai la maggioranza di questi monasteri è così difficile da raggiungere. Ma la risposta è semplice: perché per lo più sono ubicati nei centri minori, nelle cittadine di provincia, a volte nei paesi più piccoli e dispersi o nelle campagne. Fino a tempi non lontani questo creava una certo disagio e sembrava escluderli dalle correnti più in vista della vita ecclesiastica e civile. Ma non è più così: oggi le comunicazioni sono molto più facili e, nello stesso tempo, appare sempre più evidente che se c’è una corrente promettente nella Chiesa come nella società civile, essa non è quella che si è fatta travolgere dalla scissione tra pensiero e vita, bensì proprio quella che ha saputo custodire, nel nascondimento, quel vincolo tra spirito e cuore, tra cultura dell’animo e cultura della mente, degli affetti e del lavoro che trova il suo centro di ispirazione più vero e fecondo nella religione. Infatti, nonostante l’attuale decadenza di tanti centri monastici, ancora adesso essi rappresentano veramente il miracolo di cui più abbiamo bisogno: l’irradiazione della spirito, dell’intelletto, della cultura nella vita di tutti i giorni, e specialmente nella vita ancora non totalmente imbarbarita delle nostre province.
In mezzo ai campi e ai paesini sperduti, ecco che i monasteri ci offrono biblioteche antiche e preziose, opere d’arte che attraggono studiosi di oltre oceano, cura delle scienze e delle arti, fervore di attività, di pensiero, di amore e spirito missionario religioso e civile, rivolto alla patria e al mondo. Ecco dunque un campo di attività sterminato per voi: salvare e sviluppare un patrimonio che senza il vostro apporto rischia di essere presto annientato, o rilevato da mani rapaci e ciniche, straniere o nostrane che siano. E’ un mondo che può e che deve essere rinvigorito sia dall’interno – ripopolando i chiostri ora troppo spesso lasciati in custodia a poche e fragili mani – sia dall’esterno – intrecciando con le comunità monastiche rinnovati e fecondi rapporti alla luce non solo della religione, ma anche dell’amore per la virtù, per il lavoro, per la collaborazione civile, per la cultura dello spirito, per l’arte – e in questo possono ritrovarsi insieme credenti e non credenti .
Ma anche a voi fratelli e sorelle claustrali mi rivolgo: non venite meno alla missione di religione e di civiltà che vi è richiesta in questo momento! Non vi si chiede di tradire il vostro carisma abbandonando i chiostri e le tradizioni dei padri: no! Vi si chiede però di non dormire sugli allori delle memorie, ma di fare fruttificare il talento che Dio vi ha dato per i bisogni urgenti del nostro tempo. Non chiudetevi all’appello dello Spirito: trovate vie nuove per condividere con una gioventù delusa da una modernità bugiarda i segreti semplici e sempre fecondi di una vita che sa mettere insieme povertà e ricchezza, mortificazione e gioia, umiltà e cultura, sapere e lavoro, intelligenza e amore, speranza dei beni eterni e creatività per la vita del mondo.

di D. Massimo Lapponi

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