Il ruolo storico del Popolo della Famiglia e le elezioni europee

di Adolfo Marini

«Perciò confido fortemente che il Parlamento dia seguito a questa nuova forma di collaborazione nel processo di attuazione della Costituzione, e non perda l’occasione di esercitare lo spazio di sovranità che gli compete».
Queste parole del presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi in materia di fine vita manifestano in modo palese la spaventosa rivoluzione spirituale che sta avvenendo negli ultimi decenni nella storia della civiltà al di sopra delle teste e delle coscienze degli ignari cittadini delle democrazie occidentali.
In cosa consiste questa rivoluzione? Nel riesumare per via pseudo-democratica le peggiori tirannidi dell’antichità rendendole ancora più micidiali a livello planetario.
Osserviamo, nel discorso del presidente della Corte Costituzionale, le parole: «lo spazio di sovranità che gli compete», riferite ad un parlamento demoratico.
Quale è la sovranità che compete ad un parlamento? Quali sono i suoi ambiti e i suoi limiti? È questa una domanda che un tempo non si poneva, perché era per tutti sottinteso che l’autorità di un parlamento civile aveva limiti ben delineati, che presuppnevano principi universali di umanità, i quali, se da una parte erano sentiti come intangibili, dall’altra servivano anche di fondamento giustificativo dello stesso concetto di democrazia, intesa come rispetto per la sacralità della persona e della vita di ognuno.
Ma in tempi recenti nella coscienza di politici e di uomini di cultura questa chiara e indubitabile delimitazione dei poteri di un parlamento civile si è andata offuscando e ciò ha aperto la strada per dare ai parlamenti, come anche agli organi giudiziari, poteri sempre più ampi, fino a rasentare, e anche a superare, appunto, le tirannidi dell’antichità pagana.
Generalmente chi ha eletto i parlamentari non si è sognato di dare loro poteri assoluti – non nel campo dell’economia o dei conflitti sociali, e meno che mai sulla grammatica o sul vocabolario della lingua nazionale, sulle strutture fondamentali della vita umana e sul come gestirla, sui risultati della scienza e degli studi storici o sui contenuti e i modi di trasmissione ai minori degli insegnamenti basilari sulla vita, la morte, la sessualità, la religione, l’inferno e il paradiso.
Ma i parlamentari, una volta eletti, si sono trovati invece a legiferare non sulle questioni di economia nazionale, ma sui principi ultimi della vita umana in tutti gli ambiti e in tutta la loro possibile estensione. Certamente la maggior parte di essi non avevano affatto l’intenzione di sconvolgere il mondo su queste cose, ma esistono meccanismi sociologici che condizionano sostanzialmente l’uso del potere di assemblee parlamentari in cui non siano chiari i principi fondativi e irrinunciabili della sacralità della vita e dei suoi diritti e doveri.
Di questa situazione hanno approfittato le forze sovversive della cultura moderna per ottenere una rivoluzione spirituale e legislativa di portata storica incalcolabile, attraverso la maliponazione del potere parlamentare, spesso senza che gli stessi politici ne fossero pienamente coscienti.
Una volta affemato, senza contraddittorio, che il parlamento deve esercitare «lo spazio di sovranità che gli compete» e che questo spazio viene dilatato oltre ogni misura concepibile, si apre la strada perché le correnti più sovversive, anche se numericamente minoritarie, impongano alla società una ristrutturazione radicale che attinge i fondamenti più inviolabili dell’esistenza, senza che i cittadini capiscano cosa stia avvenendo e abbiano la possibilità di impedirlo.
Non è questa una riesumazione delle peggiori tirannidi dell’antichità?
A questa direzione storica, che sembra apparentemente invincibile, i partiti tradizionali non hanno la foza di opporsi, anche se i singoli loro rappresentanti volessero, per il semplice motivo che essi non hanno mai visualizzato il cambiamento radicale che è stato attribuito ai poteri dei parlamenti e dei tribunali. Trovandosi, così, a gestire un potere immensamente potenziato e radicalmente mutato rispetto alla precedente tradizione politica, ed essendo a questo totalmente impreparati, quasi senza averne coscienza, sono fatalmente manipolati da quanti, adulandone la «sovranità che a loro compete», intendono servirsene per portare a compimento la loro opera di totale sovversione dell’ordine naturale e di imposizione tirannica dei loro rivolgimenti radicali.
Per quanto possa forse essere legittimo rimproverare all’uno o all’altro esponente del Popolo della Famiglia qualche grave difetto di comportamento, rimane però il fatto di portata storica che il Popolo della Famiglia è il primo e per ora il solo movimento politico che ha capito il meccanismo manipolatorio con cui si cerca di sovvertire l’uso del potere legislativo e giudiziario e lo stesso concetto di democrazia. Proprio richiamandosi a «principi non negoziabili» che costituiscono il fondamento intoccabile della civiltà umana e della democrazia autentica, detto movimento intende ricondurre l’azione parlamentare nei suoi giusti limiti e così opporsi efficacemente a quelle correnti culturali che stanno lavorando a sovvertire a livello mondiale, senza darlo a vedere, tutti gli ambiti fondamentali della vita umana.
Se queste correnti appaiono ora vicenti ed inarrestabili, ciò è dovuto principalmente proprio alla mancanza di lucidità del partiti tradizionali, per la quale i loro esponenti meglio intenzionati finiscono per abbracciare come ovvie le affermazioni sovversive più paradossali quasi vergognandosi di metterle in discussione.
Ma in realtà il fondamento di questa generale e radicale sovversione è fragilissimo e inconsistente e si scontra non soltanto con la religione e la saggezza tradizionale, ma anche con la stessa scienza, che la sovversione vorrebbe asservire ai suoi scopi, sempre con lo stesso meccanismo, di assumere, cioè, il potere decisionale nei vari organi scientifici direttivi, che troppo spesso sono estranei alla vera ricerca.
In questa situazione l’unica via realmente efficace all’imposizione incontrastata della nuova tirannide è l’affermazione di un movimento come il Popolo della Famiglia, che intende, con il supporto di ampi settori del pubblico, fare chiarezza, una volta per tutte, sui limiti propri del potere politico e giudiziario e sull’intangibilità, non solo dal punto di vista religioso, ma anche umano, di quei «principi non negoziabli» che sono alla base di ogni vivere civile e democratico.
Se ne ricordino gli elettori, non solo cattolici, in occasione delle prossime elezioni europee!

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